Audizione del direttore generale di Ispra Alessandro Bratti

COMUNICATO STAMPA

Roma, 28 maggio 2019 – La Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati oggi ha audito il direttore generale di Ispra Alessandro Bratti, accompagnato da Maurizio Ferla, responsabile del Centro nazionale per la caratterizzazione ambientale e la protezione della fascia costiera e l’oceanografia operativa.

Gli auditi hanno tracciato il quadro delle norme relative ai dragaggi e la gestione dei sedimenti, temi su cui la Commissione sta svolgendo un’inchiesta. I porti, infatti, necessitano periodicamente di essere dragati per il loro corretto funzionamento. Questa attività produce sedimenti che sono spesso inquinati e devono quindi essere trattati seguendo le disposizioni normative. La normativa stabilisce le regole per il riutilizzo dei sedimenti in ambiente naturale, in mare o a terra.

Rispetto alla disponibilità di dati sulla movimentazione dei sedimenti, Bratti e Ferla hanno riferito che Ispra ha informazioni per quanto riguarda i Sin (15 quelli che comprendono contesti portuali), mentre manca un’anagrafe nazionale per tutte le altre aree perché le autorizzazioni relative al dragaggio dei porti sono di competenza regionale.

Gli auditi hanno poi riferito in merito ai dragaggi nella laguna di Venezia, dove questa attività è regolata da un protocollo tra ministero dell’Ambiente, ministero delle Infrastrutture e Regione Veneto, risalente al 1993. I due auditi hanno spiegato che Ispra sta lavorando con gli altri soggetti istituzionali per un aggiornamento delle regole, ormai datate. Bratti ha auspicato che le nuove regole abbiano una forma normativa forte, in modo da rappresentare una garanzia per chi autorizza, chi esegue e anche chi controlla le attività di dragaggio e gestione dei sedimenti. Bratti ha inoltre segnalato le criticità legate ai sedimenti della laguna di Grado e Marano, inquinata dal mercurio e dove permangono questioni anche sanitarie tutt’ora irrisolte. In riferimento ai dragaggi di bacini fluviali, gli auditi hanno spiegato che ad oggi mancano i criteri per la movimentazione dei sedimenti risultanti dal dragaggio dei fiumi.

Bratti e Ferla hanno inoltre segnalato la criticità della situazione delle dighe. Il nostro Paese, è stato riferito, ne ha circa 500 di grandi dimensioni: il loro dragaggio è necessario perché i sedimenti tolgono capacità energetica e fanno pressione sulla struttura degli invasi, ma allo stesso tempo ci sono criticità rispetto alla gestione dei sedimenti, grossi volumi da trattare come rifiuti.

«Il tema dei dragaggi, importanti per la piena funzionalità dei porti, è fondamentale per quanto riguarda l’equilibrio degli ecosistemi marini e la gestione dei sedimenti. Un aspetto quest’ultimo che non ha mai ricevuto la giusta attenzione e di cui ci occuperemo con un apposito approfondimento. Sarebbe utile un’anagrafe nazionale della movimentazione dei sedimenti nei porti italiani, che al momento non c’è», ha dichiarato il presidente della Commissione Stefano Vignaroli.

Guarda il video dell’audizione

Leggi il resoconto stenografico dell’audizione

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