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Rifiuti radioattivi e Commissione d'inchiesta

Incognita deposito nucleare Italia: missione Francia

L’incognita deposito nucleare Italia ha reso necessaria una missione in Francia.

Mi sto occupando con passione del tema rifiuti radioattivi, sarò il relatore sui rifiuti radioattivi della Commissione d’inchiesta sul ciclo illecito rifiuti e preparerò nei prossimi mesi una relazione da portare in discussione in Parlamento.

I rifiuti radioattivi in generale, tra cui gli ospedalieri in primis, e i depositi delle scorie nucleari sono sparsi in tutto il territorio italiano la cui gestione è un business di miliardi (non milioni) di euro, a carico dei cittadini (voce A3 in bolletta e tasse) nell’indifferenza e inconsapevolezza più totale. Molti rifiuti nucleari italiani ad alta radioattività hanno varcato le frontiere per essere riprocessati da  altri paesi europei, tra cui la Francia, e tra qualche anno dovranno ritornare (accordo di Lucca)

Con la Commissione d’inchiesta, ho effettuato in questo mese due importanti missioni,  sul territorio nazionale e in Francia.

A Bruxelless dalla Commissione Ambiente EU su infrazioni.

bruxelles

Sono passato anche per Bruxelles, dove ho incontrato la Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’UE e la Commissione Ambiente EU, per fare il punto sulle INFRAZIONI ambientali subite dall’Italia e sulla COM397/398 che propone una modifica alla Direttiva 1998 dei rifiuti speriamo in linea con la nostra visione dei rifiuti.
Ho fatto notare alla UE che nonostante la legge 234/2012 riconosca un ruolo centrale al Parlamento italiano, le informazioni  sulle procedure di infrazione che subiamo  sono poche e confuse e rimangono purtroppo ”affari” tra il nostro Governo e la UE : non si conosce nemmeno la localizzazione dei siti delle discariche abusive, solo per fare un esempio.
Gli obiettivi di questo incontro sono stati:

– conoscere i dettagli  della linea difensiva  del nostro Governo e cosa richiede l’ EU per risolvere la questione;

– spingere la proposta EU di modifica della Direttiva Rifiuti COM397/398 che rischia di arenarsi. Si va  infatti verso il recupero di materia, a discapito del recupero energetico. Pertanto, il modello svedese (brucio e produco energia) che l’Italia tanto insegue  dovrebbe presto essere superato (il M5S lo auspicava da anni e venivamo derisi… invece siamo OLTRE).

Di seguito, un breve resoconto delle missioni a Statte e in Francia sui radioattivi.

ILVA Taranto

Nei giorni 1 e 2 dicembre, abbiamo svolto diversi sopralluoghi nel territorio di Taranto e audizioni  per approfondire le situazioni più critiche in Puglia, con particolare riferimento alle discariche presenti all’interno dell’Ilva. (Qualche giorno dopo la nostra visita scoppia ennesimo caso giudiziario sui rifiuti ILVA)
Lo studio condotto in questi due giorni è servito a fare il punto della situazione e verificare elementi di particolare rilievo in materia di attività illecite nell’ambito del ciclo integrato dei rifiuti e del settore delle bonifiche dei terreni contaminati.

Deposito radioattivi CEMERAD di Statte (Taranto)

Il 1 dicembre abbiamo visitato l’ex Cemerad di Statte, che è una vera e propria minaccia ambientale a soli 20 km da Taranto, definita “ la Chernobyl tarantina”.

Stefano rifiuti Taranto

Entrando in questo capannone di lamiera arrugginita mi sono trovato di fronte a una vicenda surreale, quasi paragonabile alla trama di un film noir di fantascienza. Siamo dovuti uscire velocemente per non rischiare, ma sono bastati pochi secondi per farmi invadere dall’angoscia e da un profondo senso di sconforto.
Da oltre vent’anni questo deposito “temporaneo” di radioattivi è in stato di abbandono, con 1140 metri cubi di rifiuti radioattivi (prevalentemente ospedalieri, non nucleari) stoccati all’interno.

Dopo una lunga vicenda giudiziaria il deposito della Cemerad è stato sequestrato e la ditta è fallita. Da allora, la situazione non è migliorata ed i fusti hanno subito un deterioramento inevitabile. A pagare la bonifica dovrà essere anche in questo caso la collettività, ma per ora sono stanziati solo i fondi per caratterizzare i rifiuti. Nessuno infatti ha ancora mai aperto i fusti per verificare cosa realmente contengano. Su alcuni fusti ritrovati nel deposito è riportata una data di decadenza della radioattività a 10mila anni, ricordano gli ufficiali della forestale che eseguirono la perquisizione.
Il giornalista e nostro consulente della Commissione illeciti rifiuti ,Andrea Palladino, sottolinea in un articolo che il proprietario della Cemerad, Giovanni Pluchino, era un personaggio chiave: presidente dell’ordine dei chimici di Taranto, massone appartenente alla loggia Pitagora, aveva stabilito stretti rapporti societari con Enea e Nucleco, le società a capitale pubblico che si occupano della gestione del nucleare italiano. Nell’informativa preparata alla fine degli anni ‘90 dal Corpo forestale dello Stato erano indicati i rapporti commerciali della Cemerad: tra le tante società c’era la Setri di Cipriano Chianese, la mente dei traffici di rifiuti dei Casalesi, legato – raccontano le indagini della Dda di Napoli – all’ambiente di Licio Gelli.

RIFIUTI RADIOATTIVI in Francia

Con la Commissione d’inchiesta ho fatto inoltre un vero e proprio viaggio nel mondo della gestione dei rifiuti radioattivi francesi ed abbiamo incontrato le autorità a Parigi.
All’Assemblea Nazionale Francese ci fanno sapere che faranno un (penso timido) tentativo di riduzione di approvvigionamento di energia dal nucleare.
Chi vi scrive pensa che i problemi di sicurezza e di stoccaggio dei rifiuti ad alta radioattività saranno per millenni una dura eredità alle generazioni future ed un costo insostenibile che troppo spesso si fa finta di non considerare. Per fortuna oggi costruire e gestire nuove centrali è economicamente insostenibile, sopratutto per una nazione come l’Italia che non ne ha attive e non riesce nemmeno a gestire i propri rifiuti nucleari prodotti in passato (e i radioattivi in generale che ancora produce), ne a fare una seria dismissione delle vecchie centrali che sono spesso abbandonate a loro stesse.
In Francia ci sono quindi anche i nostri rifiuti nucleari (prodotti dalle nostre centrali attive decenni fa),che riprocessati da loro presto dovranno tornare nel nostro territorio (secondo l’accordo di Lucca, del 2006).
Ma il nodo cruciale è la Direttiva Euratom che dovremmo attuare entro pochi mesi: il combustibile nucleare esaurito e i rifiuti radioattivi (attualmente dislocati impropriamente anche nel nostro territorio, Statte che vi ho illustrato è solo un esempio) dovranno essere conferiti in un DEPOSITO NAZIONALE (simile a quello dell’ Aube in Francia che ho visitato e che vedete in foto) che deve essere ancora individuato in Italia.

Aube

Sarà una scelta delicata e dolorosa che è già partita male con la nomina di Agostini a Direttore dell’ ISIN , l’ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e radioprotezione.  Agostini è un ex direttore generale del Miur e attuale segretario generale del ministero dell’Ambiente. L’ISIN invece dovrebbe essere un organo indipendente dal Governo e dai suoi Ministeri e, soprattutto, essere guidato da una figura di comprovata esperienza e professionalità nei settori della sicurezza nucleare e della radioprotezione, nonché di indiscussa indipendenza politica.  Lo abbiamo più volte denunciato in aula, in particolare potete leggere gli approfondimenti del mio collega  Mirko Busto. A tal proposito abbiamo incontrato e ci siamo confrontati con i vari attori del nucleare francese e con  l’organo indipendente di sicurezza nucleare francese: ASN.

Nei prossimi mesi in Italia si parlerà inevitabilmente molto di questi disastri economico/ambientali., anche perché c’è la grossa partita della scelta del deposito nucleare unico da definire, per non andare in infrazione.

Spero che presto nessuno dei media si possa più sottrarre al dovere di far luce su questo lato oscuro del nucleare, che noi cittadini subiamo da decenni e talvolta paghiamo anche con la vita: la questione nucleare italiana non è mai stata risolta.

 

Rassegna stampa:

PugliaPress su mie dichiarazioni

Cronache Tarantine su visita commissione

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