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Stefano Vignaroli

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Champions e Serie A: Juve e Napoli dimostrano che gli impegni europei non penalizzano il campionato

Redazione 19 Luglio 2026

Juventus e Napoli stanno smentendo un luogo comune che circola da tempo: quello per cui giocare in Europa durante la settimana significhi inevitabilmente perdere terreno in campionato. In tanti, negli ultimi anni, hanno puntato il dito contro il calendario fitto di impegni, soprattutto con giovedì dedicati a Europa League o Conference League, temendo cali di concentrazione e fatica nelle gare di Serie A. Ma i dati degli ultimi cinque anni raccontano una storia diversa, soprattutto se si guarda da vicino proprio a queste due squadre.

Juve e Napoli, modelli di tenuta tra Europa e campionato

Dal 2018 a oggi, Juventus e Napoli sono diventate un punto di riferimento per capire come le gare europee influenzino il campionato. Entrambe hanno dimostrato di saper mantenere, e a volte migliorare, la posizione in Serie A anche quando sono impegnate in Europa.

La Juventus, spesso in Champions League, ha mostrato una solida continuità anche nelle settimane con partite europee a metà settimana. Questo ha permesso ai bianconeri di evitare quel calo tipico che colpisce molte squadre sotto il peso di impegni ravvicinati. Il Napoli, protagonista tra Europa League e più recentemente Conference League, ha fatto vedere di saper gestire bene energie e risorse.

L’analisi delle prestazioni in campionato conferma una buona tenuta delle italiane impegnate in Europa. Non si registrano crolli improvvisi dopo le partite di coppa, segno che la preparazione atletica, la rotazione dei giocatori e l’organizzazione tecnica hanno fatto passi avanti.

Il giovedì europeo pesa, ma non troppo: un punto perso ogni sei gare

Entrando nel dettaglio, le squadre che giocano il giovedì in Europa League o Conference League perdono in media un punto ogni sei partite di campionato disputate dopo la gara europea.

Un calo contenuto, quasi impercettibile se si considera la fatica e i viaggi. Questo dato smonta in parte il mito della “maledizione del giovedì”. L’impegno continentale non si traduce in un tracollo automatico in campionato.

La chiave sta nella gestione del carico di lavoro e in una preparazione fisica e tecnica attenta. Oggi molte squadre ruotano i giocatori, preservando i titolari e dando spazio ai giovani nelle partite di coppa meno importanti.

Strategie e rosa: le armi vincenti per reggere il doppio impegno

Oltre al lavoro fisico, il segreto per non crollare in campionato sta nella tattica e nella profondità della rosa. Chi regge su più fronti adotta sistemi di gioco flessibili, capaci di adattarsi all’avversario e al momento.

Juventus e Napoli, per esempio, hanno puntato su allenatori abituati a gestire rotazioni e cambi veloci. Sapersi ricaricare mentalmente dopo le fatiche europee si traduce in più concentrazione nel campionato.

Anche la qualità delle seconde linee è fondamentale. Avere alternative valide senza abbassare il livello aiuta a evitare scivoloni dopo le partite di giovedì.

Investimenti mirati sul mercato e la valorizzazione del vivaio permettono a queste squadre di affrontare più competizioni senza perdere competitività in Serie A, mantenendo il passo con le rivali.

Per i club più piccoli il doppio impegno resta una sfida dura

Mentre per le grandi il doppio impegno sembra gestibile, per le squadre di fascia media e bassa la situazione cambia. Questi club spesso non hanno rose profonde né staff tecnici all’altezza per gestire tutto al meglio.

Per loro, giocare Europa League o Conference League può pesare di più, portando a un calo nei punti raccolti in campionato. Ma anche in questi casi la perdita media resta limitata, confermando che l’impatto europeo, seppur presente, non è mai devastante.

Le difficoltà maggiori restano logistica, trasferte e un organico corto. Migliorare su questi aspetti è la strada per ridurre l’effetto delle coppe sul rendimento in campionato.

I numeri 2018-2024 dicono che il doppio impegno è possibile e vantaggioso

L’ultimo bilancio fino al 2024 conferma che riuscire a fare bene in Europa e in Serie A non è solo un miraggio, ma una realtà per chi si organizza bene.

I dati mostrano squadre che si riprendono in fretta, gestiscono bene le risorse e mantengono una mentalità forte anche nei momenti di stanchezza fisica e mentale.

Questo incoraggia i club italiani a continuare a investire in strutture, tecnologia e preparazione atletica, adottando metodi moderni per sostenere carichi di lavoro sempre più pesanti.

Le competizioni europee restano una prova dura, ma chi la supera con la giusta preparazione può rafforzare la propria competitività e alzare il livello del calcio italiano, senza rinunciare alle ambizioni in campionato.

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