Alejandro González Iñárritu non ha dubbi: il disastro globale non è una cometa in rotta di collisione né un terremoto devastante. La vera minaccia siamo noi, con le nostre decisioni e comportamenti. Mentre il mondo sembra scivolare sempre più in una spirale di crisi ambientali, politiche e sociali, le sue parole colpiscono come un allarme urgente, difficile da ignorare.
Per Iñárritu, il disastro globale non arriva da fuori, non è una cometa in rotta di collisione o un terremoto improvviso. È un problema nato da come abbiamo costruito la società, da come abbiamo gestito le risorse e dal nostro rapporto con la natura. È un fallimento lento, ma inesorabile, tutto umano.
Spesso cerchiamo cause esterne per spiegare eventi drammatici, ma lui rovescia questa idea: siamo noi a spianare la strada al baratro con il nostro comportamento. Questo porta a mettere sotto la lente non solo questioni ambientali, ma anche morali, sociali ed economiche. Per il regista, è necessario fare i conti con questa realtà se vogliamo cambiare davvero.
Crisi climatica, disuguaglianze, tensioni geopolitiche: sono tutti sintomi di una crisi più profonda, un “disastro” in divenire. Non si risolve con interventi spot o sperando in forze esterne. Serve un ripensamento serio del nostro modo di vivere e agire.
Il punto di vista di Iñárritu assume peso anche grazie al suo ruolo di artista. Nei suoi film racconta storie di persone, a volte dure, che costringono a guardare la realtà per quella che è, senza nascondersi. Per lui, l’arte è fondamentale per far emergere consapevolezza.
Cinema e cultura possono mostrarci da vicino le ferite di un mondo che cambia, spesso in peggio. Ma possono anche aiutarci a immaginare alternative. Le storie che scuotono, che mettono in discussione abitudini radicate, sono la strada per aprire gli occhi e spingere a riflettere. Il regista lancia così un appello agli artisti e agli intellettuali: serve un impegno collettivo più forte per affrontare la crisi.
Oggi più che mai, cultura e narrazione critica sono strumenti indispensabili per superare la rassegnazione e coinvolgere le persone su temi come ambiente, giustizia sociale e convivenza globale.
Quando Iñárritu dice che il disastro siamo “noi”, scuote perché elimina ogni scusa. Non ci sono colpe esterne o eventi naturali fuori controllo da additare. Il problema è dentro di noi, nelle scelte di ogni giorno, nelle strutture sociali e politiche che creiamo o lasciamo andare in malora.
Questa responsabilità si traduce in tanti ambiti: dallo sfruttamento delle risorse e l’inquinamento, fino alle disuguaglianze sociali che alimentano tensioni e instabilità. Il regista mette in luce una complessità di fattori intrecciati, spesso ignorati o sottovalutati, che portano a una crisi che non è arrivata all’improvviso, ma si è costruita nel tempo.
La forza delle sue parole sta nell’invito a smettere di cercare alibi e soluzioni facili. La consapevolezza è il primo passo per cambiare rotta. Ogni azione, individuale e collettiva, può peggiorare o migliorare la situazione.
Mentre il mondo guarda con preoccupazione a fenomeni che sembrano sfuggire al controllo, Iñárritu ci ricorda che possiamo fare la differenza. L’urgenza di questo messaggio si sente anche nelle manifestazioni, nelle occupazioni culturali, nei movimenti giovanili per il clima che chiedono un cambio vero.
Quel “noi” diventa così un monito e allo stesso tempo una chiamata all’azione, un invito a superare divisioni e a camminare insieme verso un futuro diverso.
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