Secondo gli ultimi dati dell’associazione Assobioplastiche, nel 2018 in Italia sono state commercializzate 88mila tonnellate di sacchetti per asporto merci. Di queste circa il 40% non era a norma. Se la sacca di illegalità si va via via restringendo (nel 2013 era pari al 78%), il sorpasso dei sacchetti legali su quelli illegali si è avuto solo nel 2017. E le buste irregolari valgono ancora 300 milioni di euro, sottratti alle filiere regolari.
Il rapporto Ecomafia 2019 di Legambiente riporta i risultati del lavoro di contrasto all’illegalità svolto dall’Agenzia delle dogane, in collaborazione con Guardia di finanza e Carabinieri. Tra gennaio 2018 e maggio 2019, sono state sequestrate al porto di La Spezia oltre 6 milioni di sacchetti di plastica illegali. Un milione di sacchetti è stato sequestrato in uscita dal porto di Genova. Altre 15 tonnellate sono state sequestrate al porto di Palermo, 18 tonnellate al porto di Trieste.
A questi numeri si aggiungono quelli di altre operazioni effettuate fuori dalle aree portuali. Il nucleo antiabusivismo della polizia locale di Milano, per esempio, a fine agosto 2018 ha sequestrato 5 milioni di sacchetti fuori legge. Il Comando unità forestali ambientali e agroalimentari dei Carabinieri nel 2018, con l’operazione “30 days at sea”, ha sequestrato in totale 28 tonnellate di sacchetti, elevando sanzioni amministrative per circa 455mila.
Shopper illegali: un mercato da contrastare
L’Italia è stato il primo Paese in Europa a mettere fuori legge, nel 2012, i sacchetti in plastica fossile in materiale leggero per asporto merci. Sono, infatti, ammessi oggi solo shopper in plastica biodegradabile e compostabile. Rimane consistente, tuttavia, la quota di buste irregolari: finte biodegradabili, vendute in nero ai piccoli commercianti. È proprio qui che si insinua il malaffare su cui la Commissione Ecomafie intende indagare.
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