Otto anni fa, nel cuore di Torino, apriva il bioparco Zoom, un’oasi verde dove natura e città si sfioravano. Oggi quel luogo chiude i battenti, lasciando un vuoto che si fa sentire subito. Migliaia di persone, famiglie in particolare, avevano trovato lì un rifugio lontano dal caos urbano, un contatto diretto con gli animali e la natura. Ora, mentre le porte si chiudono, resta la domanda: cosa ne sarà di quello spazio? Tra chi prova sorpresa e chi una malinconia sincera, il bioparco scompare, portandosi via un pezzo di città che non sarà facile rimpiazzare.
Nato nel 2015, il bioparco Zoom si è imposto subito come una realtà unica nel panorama italiano dei parchi faunistici urbani. L’idea era semplice ma ambiziosa: ospitare specie esotiche e animali di diverse regioni del mondo in ambienti che riproducevano fedelmente habitat tropicali, africani e asiatici. Un percorso a “scenari” che aveva lo scopo di far scoprire la _biodiversità globale_ e sensibilizzare sul rispetto della natura.
Negli anni, il parco ha puntato molto su percorsi didattici sempre più curati e su un’attenzione costante agli animali e agli spazi. Famiglie, studenti e appassionati potevano vedere da vicino specie rare come lemuri, ghepardi e coccodrilli in un contesto sicuro e coinvolgente. A completare l’offerta, eventi stagionali e iniziative culturali che hanno trasformato Zoom in un punto di riferimento scientifico oltre che turistico.
Dopo otto anni, la chiusura del bioparco Zoom arriva da una serie di difficoltà economiche e gestionali. I costi per mantenere gli habitat e prendersi cura degli animali sono sempre stati alti, ma negli ultimi tempi si sono sommati a un calo dei visitatori che ha pesato sulle casse. Problemi logistici e questioni legate alla sostenibilità complessiva del parco hanno complicato ulteriormente la situazione.
Le autorità e i gestori hanno parlato di una _decisione dolorosa ma necessaria_, per evitare che la qualità dell’esperienza e il benessere degli animali peggiorassero. Sono stati fatti tentativi per trovare investitori o per riconvertire la struttura, ma alla fine si è deciso per la chiusura definitiva.
La notizia ha colto alla sprovvista molte persone, soprattutto quelle che vedevano in Zoom un luogo prezioso per l’educazione ambientale. Scuole, famiglie e associazioni lo usavano come spazio per imparare sul campo, affrontando temi come la conservazione della natura e il rispetto degli animali.
Con la chiusura, si apre un vuoto difficile da colmare. Alcuni enti stanno già cercando soluzioni alternative, puntando su altri parchi o istituti naturalistici, ma riproporre la stessa qualità di esperienza sarà una sfida. Il rischio è di perdere un pezzo importante di formazione sul territorio.
Ora la città deve decidere cosa fare con l’area occupata dal bioparco, che rappresenta un patrimonio importante sia per la sua estensione verde sia per il valore culturale che ha costruito nel tempo.
Si parla di riqualificazioni che potrebbero trasformare lo spazio in un parco pubblico o in un centro di ricerca naturalistica. L’obiettivo sarebbe creare strutture più moderne e sostenibili dedicate alla conservazione della biodiversità, ma servirà un confronto attento tra amministrazione e cittadini.
Intanto Torino perde una delle sue attrazioni più particolari. Resta però il ricordo delle esperienze vissute e la speranza che si aprano nuove strade per un rapporto più consapevole tra uomo e natura, anche dentro la città.
Il 18 marzo 1979, al Sant’Elia di Cagliari, la partita sembrava segnata: Inter in vantaggio…
I giovani non vogliono più solo vedere cambiamenti, vogliono deciderli. A Parma, questa frase si…
San Siro, 18 marzo 1979. L’Inter conduceva 2-0, le reti di Oriali e Altobelli avevano…
A Bergamo si respira tensione. Il Milan si prepara a una sfida che potrebbe cambiare…
Gian Piero Gasperini ha un’idea chiara: serve un jolly per il centrocampo. Nel bel mezzo…
A Pechino, una squadra di robot a quattro zampe ha incantato il pubblico con movimenti…