Umbria: i lavori delle Commissione Ecomafie

L’Umbria è una delle regioni su cui la Commissione Ecomafie sta svolgendo un lavoro d’inchiesta nel corso di questa legislatura. La Commissione, infatti, conduce sia indagini tematiche, sia inchieste su specifiche aree territoriali, mettendo sotto la lente d’ingrandimento il ciclo e la gestione dei rifiuti urbani e speciali, la mancata o carente depurazione delle acque e la bonifica dei siti inquinati.

In questa pagina è possibile leggere i resoconti stenografici dei lavori della Commissione, i dettagli sulle missioni svolte sul territorio, i comunicati stampa e, da ultimo, la relazione finale.

Il ciclo e la gestione dei rifiuti urbani e speciali in Umbria

L’Umbria ha una superficie di 8.456 km quadrati e una popolazione di circa 882 mila abitanti. Secondo i dati del Rapporto Rifiuti Urbani 2018 redatto dall’Ispra, nel 2017 sono state prodotte oltre 450.830 tonnellate di rifiuti urbani, circa 510 kg per abitante l’anno. La percentuale di raccolta differenziata è pari al 62%. La gestione dei rifiuti urbani è poi così articolata: 6 impianti di compostaggio dei rifiuti, 2 impianti di trattamento integrato anaerobico/aerobico, 5 impianti di trattamento meccanico biologico e 5 discariche.

Per quanto riguarda i rifiuti speciali, l’ultimo Rapporto Rifiuti Speciali dell’Ispra riporta che in Umbria sono stati prodotti nel 2017 circa 2,8 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, di cui 160.552 pericolosi. Nel 2017 in Umbria sono state smaltite circa 675.500 tonnellate di rifiuti speciali, mentre altre 2,5 milioni di tonnellate circa sono state sottoposte ad azioni di recupero. Circa 175.500 di tonnellate sono state incenerite e usate per produrre energia.

Il Sin di Terni-Papigno

Sul territorio umbro è presente un sito di interesse nazionale per la bonifica: il Sin di Terni-Papigno, su cui la Commissione svolgerà una specifica inchiesta. Individuato dal Ministero dell’Ambiente nel 2001, il Sin si estende su una superficie di 655 ettari e comprende diversi stabilimenti industriali dismessi, una grande acciaieria ancora in attività, impianti per la produzione di energia idroelettrica e una discarica per rifiuti speciali. Secondo gli ultimi dati ufficiali, la caratterizzazione dell’inquinamento non è stata ancora completata e la bonifica si è conclusa sul 28% dei suoli e il 2% delle falde acquifere.