RIFIUTI MALAGROTTA: mia interrogazione parlamentare

Roma, 25. 11. 2013

Oggi ho depositato un’ interrogazione parlamentare sui rifiuti romani a Malagrotta.  Qui potete scaricare il testo completo  che comunque riporto di seguito.


Gruppo Parlamentare Movimento 5 Stelle della XIV Commissione Politiche dell’Unione Europea e

VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici

INTERROGAZIONE

Al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare on. Andrea Orlando

 Per sapere – premesso che

–    In data 30 settembre 2013, la discarica di Malagrotta, in cui sono stati smaltiti i rifiuti di Roma, Città del Vaticano, Ciampino e Fiumicino, veniva dichiarata chiusa senza che siano state aperte nuove discariche od impianti;

 –  l’area di Malagrotta come noto, contiene al suo interno diversi impianti a rischio di incidente rilevante e dunque è soggetta ai vincoli previsti dal Dlgs n. 334 del 17.08.1999 (c.d. legge Seveso II), così come anche l’intero quadrante della Valle Galeria;

 –   nel complesso industriale continuano a lavorare due impianti di trattamento meccanico biologico ( TMB) i cui dati quantitativi e soprattutto qualitativi sono ad oggi sconosciuti, sia in ingresso quanto in uscita. Altrettanto misterioso sapere dove vengano collocati od inviati dal gestore, gli scarti, la Fos ed il Cdr. Tale mancanza, tra le altre cose, inficia la conoscenza reale degli impatti ambientali ed odorigeni relativi ad i macchinari in questione;

 –   il dlgs 36/2003 che ha recepito nel nostro ordinamento la direttiva 99/31/CE, determina le procedure che regolano la gestione post mortem delle discariche. In particolare l’art.12, co. 3 dispone : “La discarica, o una parte della stessa, e’ considerata definitivamente chiusa solo dopo che l’ente territoriale competente al rilascio dell’autorizzazione, di cui all’articolo 10, ha eseguito un’ispezione finale sul sito, ha valutato tutte le relazioni presentate dal gestore ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera l), e comunicato a quest’ultimo l’approvazione della chiusura. L’esito dell’ispezione non comporta, in alcun caso, una minore responsabilita’ per il gestore relativamente alle condizioni stabilite dall’autorizzazione. Anche dopo la chiusura definitiva della discarica, il gestore e’ responsabile della manutenzione, della sorveglianza e del controllo nella fase di gestione post-operativa per tutto il tempo durante il quale la discarica puo’ comportare rischi per l’ambiente.” Ed ancora, l’art.13 al co.1 prescrive:” Nella gestione e dopo la chiusura della discarica devono essere rispettati i tempi, le modalità, i criteri e le prescrizioni stabiliti dall’autorizzazione e dai piani di gestione operativa, post-operativa e di ripristino ambientale di cui all’articolo 8, comma 1, lettere g), h) e l), nonché le norme in materia di gestione dei rifiuti, di scarichi idrici e tutela delle acque, di emissioni in atmosfera, di rumore, di igiene e salubrità degli ambienti di lavoro, di sicurezza, e prevenzione incendi; deve, inoltre, essere assicurata la manutenzione ordinaria e straordinaria di tutte le opere funzionali ed impiantistiche della discarica.”; Ai sensi dell’art. 15, gli oneri inerenti la chiusura della discarica ed il conseguente ripristino ambientale e messa in sicurezza dei luoghi, sono compresi nella tariffa pagata al gestore. Ed infatti con il Decreto Commissariale 26/2005 veniva reso operativo il piano d’adeguamento della discarica di Malagrotta ai sensi del dlgs 36/2003;

 –   successivamente con il Decreto Commissariale 36/2008, l’allora Commissario delegato per l’emergenza ambientale nel territorio della Regione Lazio, dott. Piero Marrazzo, approvava il  “ progetto esecutivo opere chiusura discarica (capping)”;

 –  considerando la lunga vita dell’invaso di Malagrotta, iniziata antecedentemente alla storica direttiva 99/31/CE , tenendo altresì in conto, le innumerevoli proroghe susseguitesi nel corso degli anni, anche successive all’approvazione del progetto del capping,  si ritiene necessario, per potere individuare le migliori metodologie e tecniche di riqualificazione e bonifica dell’ex discarica, attivare una caratterizzazione delle matrici ambientali delle aree in oggetto, onde verificarne lo stato attuale d’inquinamento.

 –   con nota prot. n. 244 del 2 settembre 2013 il Colari informava:”la discarica di Malagrotta alla data del 1 ottobre disporrà ancora di volumetrie residue per circa 250.000 mc. L’utilizzazione delle medesime fino al naturale esaurimento della messa a dimora della Fos e dei residui di lavorazione dei Tmb di Malagrotta 1 e Malagrotta 2 consentirà di armonizzare gli interventi di chiusura della discarica che prevede la realizzazione dei pozzi del biogas e relative linee di convogliamento agli impianti, per la raccolta e lo sgrondo delle acque meteoriche secondo il progetto approvato”, “prima di procedere alla realizzazione del capping e del successivo impianto delle specie arboree e vegetali previste( bosco)”.Ed inoltre “l’utilizzo di queste volumetrie consentirà ancora per alcuni mesi di ricevere e trattare, come detto, i residui di lavorazione e gli scarti dei Tmb di Malagrotta”.

 –   Da quanto suesposto, si evinceva chiaramente il “tentativo” del Colari di volere continuare con le attività  della discarica attraverso l’ abbancamento della Fos.Come noto la Fos è un vero e proprio rifiuto che seppur trattato nulla ha a che vedere con il capping finale di una discarica, non garantendo sicurezza alcuna sotto il profilo ambientale e sanitario giacchè con indubbia facilità i processi fermentativi potrebbero riattivarsi in presenza di precipitazioni meteoriche. A dimostrazione di ciò, al Colari veniva negata la proroga per l’utilizzo delle volumetrie residue di Malagrotta;

 –   Preso atto del diniego  delle autorità competenti, in data 1 ottobre 2013 il presidente del Colari, avv. Manlio Cerroni, inviava al Commissario delegato dott. Goffredo Sottile, una lettera nella quale tra le altre cose dichiarava: “Per parte nostra, ci troviamo tutti fortemente impegnati per venire a capo del problema e per scongiurare l’emergenza a Roma ed è appunto quello che stiamo alacremente facendo (speriamo bene). A questo proposito, per meglio corrispondere alle esigenze operative di trasferire in impianti esterni autorizzati di FOS e scarti di lavorazione, abbiamo predisposto la realizzazione in un tempo di 60 giorni di un deposito provvisorio logistico di circa 2000 mq tra Malagrotta 1 e Malagrotta 2, come da planimetria allegata”.

 –   Rispetto a tale richiesta, ad oggi, non è dato sapere se tale permesso sia stato o meno concesso.

Tutto ciò premesso

–   ad oggi, nonostante la dichiarata chiusura della discarica, molti cittadini residenti, tra cui lo scrivente, preoccupati dal livello d’inquinamento atmosferico raggiunto nel quadrante di Castel Malnome, Massimina, Ponte Galeria, Piana del Sole, Monte Stallonara, Casal Lumbroso e Fiumicino, comprovato anche da numerosi studi, continuano a percepire miasmi ed esalazioni nauseabonde (che molto fanno temere per la loro salute senza considerare i problemi psicologici e sociali che tale situazione comporti!). Per dette ragioni, i cittadini, denunciavano tali fatti alle autorità competenti;

 –  all’indomani della chiusura dell’invaso, lo scrivente chiedeva al Colari di poter visitare la discarica e gli impianti di Malagrotta. Il 15 novembre c.m. il presidente del Colari rispondeva :” illustre onorevole, preso atto della sua gentile richiesta di accesso al sito industriale di Malagrotta e pur comprendendo il punto di vista che ne costituisce la ragione giustificatrice, siamo spiacenti di non poterla accogliere. Ciò in applicazione di un preciso e predefinito indirizzo gestionale (che ci ha già portato a respingere altre analoghe richieste), volto ad evitare strumentalizzazioni da parte del sistema mediatico che tanto pregiudizio hanno già arrecato alle imprese di questo gruppo.”

 –   Pur rispettando la “legittima”, quanto scontata decisione del privato, è bene sottolineare come implicitamente il gruppo industriale di cui sopra, abbia accusato un parlamentare della Repubblica,  di strumentalizzazioni e demagogia, non considerando o forse volutamente dimenticando che le attività di gestione della discarica sono innanzitutto un servizio di pubblica utilità e che il dovere di un deputato, lo obbliga necessariamente alla verifica del rispetto delle norme comunitarie e nazionali, al fine di tutelare i diritti dei cittadini, soprattutto quando questi siano già stati ampiamente e per lungo tempo, calpestati. A tal proposito, è bene evidenziare che la discarica di Malagrotta a tutt’oggi è oggetto di una procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea ( 2011/4021). Tale ammonimento, a marzo del 2013, ha comportato il deferimento del nostro Paese alla Corte di Giustizia Europea. I richiami di Bruxelles dunque evidenziano senza dubbio alcuno, che la situazione di gestione dei rifiuti a Roma sia ancora lontana da una soluzione organica ed anche per questo si era richiesto di ispezionare l’area. Nonostante tali urgenti motivazioni, ed in assenza a tutt’oggi della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e del relativo potere ispettivo dei suoi componenti, visto il diniego del presidente del Colari, non è stato possibile rendersi conto di persona della reale situazione del sito.

Tutto ciò considerato e premesso si interroga il ministro dell’ambiente Orlando per sapere

  • almeno per l’anno 2013 i dati quantitativi espressi in tonnellate, nonché quelli qualitativi degli impianti Tmb denominati Malagrotta 1 e Malagrotta 2;
  • se la richiesta del Colari per la costruzione di un deposito provvisorio logistico sia stata accolta dal commissario delegato dott. Goffredo Sottile e se tale deposito sia stato costruito ed in tal caso che cosa contenga al suo interno;
  • se il deposito deputato ad accogliere “temporaneamente” quanto precedentemente ( nei mesi da aprile a settembre c.a.) veniva sversato nell’invaso, non costituisca paradossalmente una sorta di appendice della ex discarica tale da rendere possibile un inasprimento dell’infrazione da parte della Commissione Europea oltre  costituire  l’ennesima beffa ai danni dei cittadini residenti che continuano ad essere invasi da miasmi nauseabondi;
  • dove vengono smaltiti attualmente e senza il supporto del costruendo capannone, la Fos e gli scarti prodotti dagli impianti di Tmb Malagrotta 1 e Malagrotta 2;
  • dove viene incenerito il Cdr prodotto dagli impianti di Tmb Malagrotta 1 e Malagrotta 2;
  • se si è avviato ed in quale modo, l’intervento di recupero ambientale e di riqualificazione dell’area e se il monopolista Manlio Cerroni, sia attenzionato dal Governo per il rispetto degli obblighi ed oneri che le norme di legge prescrivono a suo carico e che costui più volte nel corso di decenni, ha impunemente violato.
  • se intende sollecitare l’ASL ed organi competenti per verificare l’origine, la provenienza ed infine la causa dei cattivi odori che lasciano presagire tristemente, come ancora una volta, l’area sia mal gestita.

Roma lì, 25 novembre 2013

On. Stefano Vignaroli

 

Non se ne parla più, ma i problemi come i rifiuti non spariscono nel nulla. Il padrone di Malagrotta ha preferito non farmi entrare a visionare i TMB perchè, a suo avviso, avrei strumentalizzato la mia visita.

Io non mollo e credo che prima o poi ci entrerò, li dentro….

A breve  seguiranno altre  interrogazioni su diverse realtà ambientali compromesse.

Ringrazio tutti i cittadini e gli attivisti del Movimento che continuano a segnalarmele: io sono nelle istituzione  PER VOI  e  CON VOI!

Questo un articolo pubblicato in rete sulla mia interrogazione.

 

 

 

 

 

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