Raee: il peso delle filiere illegali

Oggi è la giornata internazionale dei Raee, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Una vera e propria miniera di materiali preziosi da rigenerare, a partire da terre rare e metalli. Proprio per questo, i Raee attraggono molti interessi illegali: i flussi irregolari dei Raee sono uno dei temi su cui si concentrerà l’attività d’inchiesta della Commissione Ecomafie che presiedo.

Per capire l’importanza di questo argomento, d’altra parte, basta guardare i numeri. A partire dalle stime del settore, secondo cui i due terzi dei Raee prodotti in Italia non arrivano agli impianti di trattamento. Una ricerca realizzata da Ecodom e Altroconsumo presentata oggi ha cercato di quantificare l’illegalità, munendo una serie di Raee di Gps e seguendone poi il percorso. Il risultato è in linea con le stime, e molto negativo: il 39% dei Raee è uscito da canali leciti. Si tratta in questo caso di rifiuti sempre conferiti correttamente dal consumatore, mentre dobbiamo ricordarci che molti elettrodomestici e piccoli apparecchi cominciano il loro percorso irregolare fin dal momento in cui il cittadino se ne disfa. La situazione, insomma, è peggiore di quel che emerge dallo studio di Ecodom e Altroconsumo.

È necessario fare piazza pulita delle filiere illegali. Bisogna anche far emergere i flussi di grandi elettrodomestici che oggi vengono assorbiti anche dall’industria non ufficiale degli autodemolitori. Si tratta di un canale da non sottovalutare, che con la Commissione Ecomafie intendiamo indagare con attenzione.  Un altro aspetto da non trascurare per contrastare i flussi irregolari riguarda gli apparecchi come i condizionatori o i pannelli fotovoltaici, i cui quantitativi saranno presto in crescita e del cui smaltimento oggi si occupano gli installatori, ma senza una filiera adeguata. Spesso lo smaltimento avviene in maniera informale, e dunque non rispettando la normativa ambientale.

Oggi l’Italia è il sesto Paese a livello mondiale per capacità fotovoltaica installata. Se questo significa che l’Italia è un campione delle energie rinnovabili, l’altra faccia della medaglia ha a che fare i grossi volumi di rifiuti derivanti dai parchi solari giunti a fine vita che ci troveremo a gestire. Secondo una recente analisi di Irena, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, l’Europa nei prossimi anni sarà il secondo maggiore mercato di rifiuti da pannelli fotovoltaici, arrivando a un volume di 3 milioni di tonnellate entro il 2030. Il primo Paese è la Germania, seguito dall’Italia, che secondo le stime Irena nel 2020 si troverà a gestire 85mila tonnellate di pannelli solari a fine vita e nel 2030 640mila tonnellate.

Servono maggiori controlli dunque, ma anche una maggiore informazione sulle formule di ritiro “1 contro 1” e “1 contro 0”, che consentono ai cittadini di conferire le apparecchiature non più funzionanti ai punti vendita senza alcun onere a loro carico. Possibilità di cui i cittadini non sono ben informati.

 

 

 

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