Mala depurazione in Calabria: ecco come ci giochiamo il nostro mare

Il depuratore di Rende doveva trattare e ripulire le acque reflue urbane, ma secondo la Procura di Cosenza era uno “strumento per inquinare”. In pratica, attraverso una deviazione, i reflui all’interno dell’impianto finivano direttamente nel fiume Crati, e da lì al mare. Parliamo della costa tra Paola e Lamezia Terme, che d’estate si affolla di turisti.

La Commissione Ecomafie che presiedo sta lavorando sul problema della cattiva depurazione e questa storia è una delle più impressionanti che abbiamo trovato in Calabria, dove siamo stati pochi giorni fa per delle audizioni di approfondimento. Una regione circondata per gran parte del suo perimetro dal mare, e che tuttavia fa ben poco per salvaguardarlo.

L’impianto di Rende è stato sequestrato e al momento è in corso un procedimento giudiziario. Non è l’unico: in provincia di Cosenza sono stati controllati un centinaio di depuratori, e la metà sono stati sequestrati. Tutti facevano la depurazione solo sulla carta. Gli stessi controlli, seppur positivi, spesso sono scarsi e non sufficienti a risolvere inefficienze strutturali e casi di mala amministrazione.

In audizione di fronte alla Commissione Ecomafie, il procuratore di Cosenza Mario Spagnuolo ha spiegato che erano tutte “strutture dismesse, ma non più utilizzate, e per arrivarci occorreva disboscare, perché l’erba si era fatta alta due o tre metri. Di fatto queste strutture non funzionano, anche se i Comuni formalmente sostengono che sono strutture che funzionano”.

Quello della cattiva depurazione è un problema che affligge tutto il nostro Paese, da Nord a Sud. Sicilia, Calabria e Campania sono le regioni con i problemi più gravi per la depurazione. In queste regioni si registra infatti il maggior numero di agglomerati in procedura di infrazione. L’Italia ne ha in tutto quattro: procedimenti in cui il nostro Paese è chiamato a rispondere a Bruxelles – e in due già a pagare una multa – per inadempienze nel trattamento dei reflui. Per uscire il prima possibile dallo stallo, dal 2016 c’è anche un commissario governativo che lavora per adeguare l’Italia alla normativa europea e smettere così il prima possibile di pagare le multe. Un settore che è mia intenzione approfondire a fondo, per capire le responsabilità di questi ritardi e dare un contributo perché il problema venga risolto con rapidità.

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