MONTI DELL’ORTACCIO: interrogazione per il ritiro dell’Aia e cronistoria delle relative vicende

Roma, 17. 12. 2013

Questa è l’interrogazione parlamentare da me presentata oggi al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio in merito a tutta la vicenda di MONTI DELL’ORTACCIO.

In questa interrogazione, di cui sono il primo firmatario, si chiede il motivo per cui ad oggi l’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) sul sito di Monti dell’Ortaccio (di fatto un ampliamento della discarica di Malagrotta), non sia stata ancora ritirata, nonostante le enormi, inequivocabili e comprovate criticità del sito.

E’ utile ripercorrere in sintesi le tappe fondamentali di questa vicenda.

Malagrotta  in teoria è stata chiusa, ma si profila la possibilità di una nuova discarica a Monti dell’Ortaccio, a circa due chilometri dall’impianto che tutti conosciamo. Per questo motivo, è partita la denuncia del Comitato dei Cittadini liberi della Valle Galeria, che segue cronologicamente altri due momenti importanti della vicenda :

–          il ricorso che l’associazione “Raggio Verde” ha presentato per chiedere il ritiro dell’autorizzazione per la nuova discarica. L’associazione, insieme ai cittadini della Valle Galeria, ha infatti impugnato al Tar l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) emessa il 27 dicembre 2012 dal commissario Goffredo Sottile, subordinata alla redazione di uno studio idrogeologico che certificasse l’idoneità della cava individuata. Tale studio realizzato  dal dipartimento DICEA dell’Università La Sapienza di Roma (incaricato dal privato proprietario della discarica, il Co.La.Ri) e completato i primi di agosto 2013, ha riscontrato che esiste per quell’area il rischio  idrogeologico, dimostrando che il lago di Monti dell’Ortaccio non è acqua piovana ma falda affiorante, che comunica direttamente con quella profonda 

–          l’udienza al Tar del 23 ottobre 2013, in cui il tribunale ha concesso al COLARI (l’azienda che gestisce Malagrotta, proprietaria anche del terreno di Monti dell’Ortaccio) di commissionare un secondo studio idrogeologico per valutare il possibile impatto ambientale del conferimento dei rifiuti a Monti dell’Ortaccio. Il gestore del sito  ha affidato questo secondo studio ad un altro ente, l’università di Padova, probabilmente nella speranza  che possa dare un’analisi positiva.

–          Il TAR ha rinviato la causa al 28 maggio 2014, in modo che le parti possano esaminare il nuovo studio redatto dall’università di Padova che è stato depositato alcuni giorno fa dal Commissario straordinario Sottile, definito da quest’ultimo “apparentemente possibilistico”, ma bisognoso di ulteriori approfondimenti.

L’interrogazione è frutto di un lavoro partecipato più ampio e approfondito con i comitati e tecnici che si è trasformato in un dettagliata  cronistoria,  pubblicata di seguito, come storico della situazione su Monti dell’Ortaccio, così come redatto in questo blog  per ogni sito a rischio.

 

                                                                  CRONISTORIA

–     24 giugno 2011 La direzione regionale delle attività produttive e rifiuti della regione Lazio, trasmetteva al segretario generale della presidenza della giunta, Salvatore Ronghi, con nota prot. n. 120859, un documento, intitolato «Analisi preliminare di individuazione di aree idonee alla localizzazione di discariche per rifiuti non pericolosi» (doc. 1161/3 e 865/2), nel quale venivano individuati sette potenziali siti da adibire a discariche per rifiuti solidi urbani trattati . Tra questi sette invasi, veniva indicato anche quello di Monti dell’Ortaccio, ubicato nel Comune di Roma.

 

–     11 ottobre 2011  L’allora commissario straordinario ai rifiuti, dott. Giuseppe Pecoraro veniva audito dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e dichiarava: “L’ordinanza prevede di scegliere uno o più siti tra i sette individuati dalla regione Lazio. Io ho organizzato un gruppo tecnico, di cui facevano parte anche i tre assessori istituzionali della provincia di Roma, cioè l’assessore all’ambiente del Comune, della provincia di Roma e della regione Lazio, insieme ovviamente ai tecnici delle singole istituzioni e ai consulenti che ho provveduto a nominare, come previsto dall’ordinanza stessa. Di questi sette siti i miei tecnici hanno ottenuto la cartografia e tutte le carte necessarie da parte della regione Lazio, oltre a quelle che essi stessi hanno ritenuto di richiedere alla regione, e su di essi hanno svolto sopralluoghi. Abbiamo escluso immediatamente il sito di Monte dell’Ortaccio, in quanto, vi leggo la nota, “da un’indagine dell’ISPRA dell’aprile 2011 la zona risulta condizionata da inquinamento delle acque di falda dovuto alla presenza della raffineria e della discarica, rilevandosi in aggiunta la compromissione del Rio Galeria all’altezza di via Portuense, in base a dati dell’ARPA Lazio e ai sensi del decreto legislativo n. 152/99.” Questo sito si trova a poca distanza dalla discarica di Malagrotta e da due raffinerie. Abbiamo ritenuto, quindi, come gruppo di tecnici, di escludere questo dagli altri sette siti”.

 

–     20 dicembre 2011  La Commissione parlamentare d’ inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti acquisiva la relazione degli ingegneri Moretti e Sorrentino nominati dal Commissario Pecoraro. Queste le loro conclusioni costoro: “Innanzitutto, gli approfondimenti di carattere tecnico, sin qui condotti, hanno comportato l’eliminazione di alcuni siti per i quali i fattori escludenti sono risultati irrisolvibili e rispetto ai quali non sarebbe possibile adottare alcun provvedimento mitigativo per il superamento delle problematiche emerse. A giudizio degli scriventi non sono compatibili: il sito S2 “Osteriaccia – Via Leopoli” in comune di Fiumicino, il sito S6 “Monti dell’Ortaccio” in comune di Roma e il sito S7 “Castelromano-Quartaccio”, sempre nel comune di Roma (...). Il Sito S6 Monti dell’Ortaccio: (…) risulta adiacente alle discariche di “Malagrotta” e di “Testa di cane”. L’area complessivamente presenta un elevato livello di contaminazione e di inquinamento che di per sé costituisce fattore escludente non derogabile. (…) risulta troppo vicino a frazioni e centri abitati significativi che ne determinano l’inidoneità, (…) Monti dell’Ortaccio è stato escluso perché molto vicino all’attuale discarica di Malagrotta, ad una raffineria e ad un deposito di oli combustibili. Inoltre, si trova in una zona a rischio di incidente rilevante”.

 

–     21 marzo 2012 In una nuova audizione alla Camera, Luigi Sorrentino e Pietro Moretti, confermavano quanto affermato nella  precedente audizione del 20/10/2011. L’ing. Pietro Moretti aggiungeva inoltre : “Abbiamo valutato di escludere anche un altro sito sulla base dei dati che abbiamo acquisito: il sito denominato Monti dell’Ortaccio. Su questo ci siamo soffermati nella relazione in maniera più approfondita, in quanto abbiamo acquisito elementi documentali superiori rispetto agli altri indicati nel siting regionale. Vorrei fare riferimento a tre documenti citati nella relazione, che sono stati allegati su supporto digitale, che sono gli studi condotti dall’ISPRA nel 2009 e nel 2011, rispetto ai quali c’è anche una relazione di sintesi del Ministero dell’ambiente del giugno 2011. Il sito di Monti dell’Ortaccio è molto vicino all’attuale discarica di Malagrotta, distante da esso circa 700 metri, vicino altresì anche a una raffineria e a un importante deposito di oli combustibili. Peraltro è una zona che viene classificata come area a rischio di incidente rilevante. Lo studio, integrato anche da studi condotti dall’ARPA Lazio, evidenziava fattori di inquinamento in particolare sui recettori idrici, sulle falde e sulle acque superficiali. È opportuno anche precisare che le valutazioni di idoneità o inidoneità da parte nostra non sono state fatte sulla base del riferimento legislativo ordinario, perché il Commissario ci ha dato la facoltà di operare e di effettuare le valutazioni anche sulla base dell’ordinanza n.3963 del 9 settembre 2011, che consentiva di operare alcune deroghe sul quadro normativo di riferimento, fermo restando il rispetto dell’ordinamento comunitario ed escludendo i fattori relativi al potenziale inquinamento ambientale, dai quali naturalmente l’ordinanza non deroga, come potemmo specificare già nell’audizione del 14 dicembre. Questo è il terzo sito che abbiamo ritenuto inidoneo, perché, essendoci un potenziale inquinamento, addizionare un intervento eventualmente fonte di inquinamento comportava l’impossibilità di controllare quanto il nuovo intervento potesse incidere. Questo è stato il motivo per cui in una prima fase è stato escluso”.

 

–     16 maggio 2012  La Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, dopo aver sentito il parere del Ministro Clini,  rilevava come la Regione Lazio, nell’individuazione degli originari sette possibili siti, non risultava avere interloquito con l’Autorità di bacino del fiume Tevere. È chiaro che, laddove l’autorità predetta avesse evidenziato le fortissime criticità dei siti inclusi nel documento regionale, verosimilmente gli stessi sarebbero risultati sin dall’inizio inadeguati e forse si sarebbe potuto ragionare su altre soluzioni, evitando ulteriori perdite di tempo.

 

–      25 maggio 2012 Il commissario Giuseppe Pecoraro, rassegnava le sue dimissioni ed al suo posto veniva nominato l’ex prefetto Goffredo Sottile, già commissario delegato all’emergenza rifiuti nella Regione Calabria nell’anno 2009.

 

–     8 giugno 2012 In una lettera indirizzata al Sindaco di Riano ed altri, l’allora Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, informava che il 12 Marzo su richiesta del Prefetto di Roma e d’accordo con Regione, Provincia e Comune, il Ministero dell’Ambiente aveva avviato una verifica tecnica sui 7 siti con riferimento ai vincoli non derogabili stabiliti dalle direttive europee 1999/31/CE e 2008/98/CE in materia di discariche di rifiuti, della direttiva 2000/60/CE in materia di acque, nonché dalle norme nazionali di recepimento D.Lgs. 152/2006 e 205/2010.(…) La scelta dei 7 siti da parte della Regione non è sostenuta da uno studio comparato delle diverse alternative, ovvero non è il risultato della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), che avrebbe dovuto svolgere un accurato lavoro di selezione di tutti i siti al fine di scegliere i più idonei in base all’analisi dei vincoli che insistono su ciascuno, dei fattori escludenti o penalizzanti e dei relativi fattori preferenziali”.

 

–     3 luglio 2012 Nella relazione territoriale sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella Regione Lazio, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti in merito a tale analisi preliminare concludeva che:

  • tutti i siti indicati nel documento di analisi preliminare presentano rilevanti criticità;
  • l’istruttoria effettuata dalla regione Lazio è stata esclusivamente di tipo documentale e si è trattato di un’analisi provvisoria dal valore meramente indicativo;
  • il commissario, sulla base di quanto riportato nell’ordinanza di nomina, ha il compito di individuare il sito scegliendolo, prioritariamente ma non esclusivamente, tra quelli indicati dalla regione Lazio;
  • resta, in ogni caso, difficilmente comprensibile la logica posta alla base di un’ordinanza che dispone che la scelta del sito debba avvenire prioritariamente tra i siti indicati dalla regione Lazio nel documento di analisi preliminare, documento di carattere meramente compilativo e non preceduto da alcuna attività istruttoria sostanziale.

 

–     10 agosto 2012   Con nota n. 157 del, acquisita al protocollo della Regione Lazio n. 56098 del 14/08/2012, veniva presentata, da parte del Consorzio Laziale Rifiuti (Co.La.Ri.) di proprietà dell’Avv. Manlio Cerroni, l’istanza per la realizzazione e messa in esercizio di una nuova discarica per rifiuti speciali non pericolosi, sita in località Monti dell’Ortaccio nel comune di Roma Capitale;

 

–     23 agosto 2012  Con successiva nota del prot. n. 159324/DB/04/13,  la Regione Lazio rappresentava l’impossibilità dell’Ente regionale  di rilasciare il provvedimento  autorizzatorio entro il termine del 31 ottobre 2012, indicato dal Consorzio nella predetta istanza del 10/08/2012;

 

–      23 agosto 2012  Con nota n. 145,  il Commissario Delegato per il superamento dell’emergenza ambientale nel territorio della Provincia di Roma dott. Goffredo Sottile,  disponeva che l’ufficio commissariale assumesse la competenza in ordine al procedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) relativo alla realizzazione, in località Monti dell’Ortaccio nel comune di Roma Capitale, di un impianto di discarica di rifiuti speciali non pericolosi, di cui all’istanza presentata dal Consorzio Co.La.Ri. e indiceva la Conferenza dei Servizi istruttoria con le amministrazioni competenti.  E’ importante sottolineare che il Commissario Sottile  decideva di indicare il sito di Monti dell’Ortaccio,  nonostante in precedenza su questo invaso, erano già pervenuti i pareri negativi della precedente gestione commissariale! Come é noto, nella suddetta area insistono ed impattano la Raffineria di Roma (all’epoca dei fatti ancora attiva ed ora trasformata in un importante polo logistico per lo stoccaggio e la movimentazione dei prodotti petroliferi), l’inceneritore di rifiuti ospedalieri, la famigerata discarica di Malagrotta (all’epoca dei fatti ancora attiva), nonché impianti per il trattamento dei fanghi prodotti dai depuratori, diverse cave, la centrale elettrica Terna, gli impianti per la produzione di conglomerati bituminosi e un cementificio. Senza considerare altresì, che l’intero quadrante era stato classificato come sito a rischio di incidente rilevante e pertanto soggetto ai vincoli previsti dal DLGS334/99 (la c.d. legge Seveso II) per la presenza del deposito idrocarburi SudGas, del deposito idrocarburi ENI – EX PRAOIL, del deposito G.P.L. Lampogas e del deposito idrocarburi DECO e della ex Raffineria, con i suoi impianti derivati.

 

 

–     5 settembre 2012  Nel progetto presentato dalla CO.LA.RI. su Monti dell’Ortaccio,  nelle valutazioni analitiche e conclusive del documento S.I.A. (Studio Impatto Ambientale) il progettista dichiarava: “È permanente, o meglio di lunga durata nel tempo, il rischio di impatto sulle acque sotterranee e nel sottosuolo dovuto ad una fuoriuscita del percolato o per malfunzionamento dell‘impianto o per incidente o ancora per la perdita di efficacia della barriera impermeabile negli anni a venire.” Incredibilmente per la scelta del sito, la realizzazione del progetto, nonché per le indagini e le verifiche future, il commissario Sottile non si avvaleva di una struttura tecnica di supporto ( così come aveva fatto il suo predecessore Pecoraro) ma delegava completamente il tutto al privato monopolista, avv. Manlio Cerroni!

 

–     24 settembre 2012  Con note del 6 settembre 2012, prot.n.170/u-I-P.C.M/E.A. del 6/9/2012 prot.n. 191/u e del 18/9/2012, prot. N.262/u, veniva convocata  per  questo giorno  la Conferenza di servizi istruttoria, finalizzata all’esame dell’autorizzazione. Gli enti interpellati in Conferenza dei Servizi erano: la Regione Lazio, l’A.R.P.A. Lazio, il Ministero per i beni e le attività culturali, la Provincia di Roma dipartimento IV, il Comune di Roma Capitale, il Comune di Roma XV municipio, l’Asl Roma D, la sopraintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per il comune di Roma, la sopraintendenza per i beni archeologici di Roma, l’Autorità di bacino del fiume Tevere, la Terna spa – rete elettrica nazionale, l’Enac spa ed infine l’Enav spa.          Gli Enti di cui sopra, successivamente resero pareri scritti negativi in merito alle soluzioni progettuali relative al sito di Monti dell’Ortaccio, fornite dal consorzio Co.La.Ri.

 

–     27 dicembre del 2012  Il commissario Goffredo Sottile, ciò nonostante, firmava l’A.I.A. autorizzando in tal modo il sito di Monti dell’Ortaccio a divenire nel breve periodo la nuova discarica di Roma. Tale decisione veniva presa in quanto, secondo il commissario, “Monti dell’Ortaccio rappresentava l’unica scelta possibile  soprattutto per il poco tempo a disposizione” (dichiarazione resa al  “Fatto quotidiano” del 27 ottobre 2012). L’autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.) è quel provvedimento che autorizza l’esercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni, idonee a garantire la conformità ai requisiti di cui alla parte seconda del D.Lgs. 152/2006, così come modificato dal D.Lgs. 128/2010, costituente l’attuale recepimento della direttiva comunitaria 2008/1/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 gennaio 2008 sulla prevenzione e la riduzione integrata dell’inquinamento (IPPC). Ai sensi di quanto previsto dall’articolo 29-quattuordecies del citato D.Lgs. 152/06, tale autorizzazione é necessaria per poter esercire le attività specificate nell’allegato VIII alla parte seconda dello stesso decreto.   Tutto ciò premesso, l’A.I.A. sul sito di  Monti dell’Ortaccio, veniva firmata nonostante i pareri negativi espressi dagli Enti tecnici intervenuti in Conferenza dei Servizi ed in special modo quello dell’Autorità di bacino del fiume Tevere, contrario alla scelta del sito di Monti dell’Ortaccio, in quanto invaso presentante forti criticità soprattutto sotto il profilo idrogeologico. Oltre all’aspetto idrogeologico ulteriori criticità emerse, e non superate in conferenza dei servizi, sono risultate legate alla presenza di fattori di inidoneità quali la distanza della discarica dall’aeroporto (4 km) e dalle abitazioni (100 m) e l’elevato livello di contaminazione e di inquinamento dell’area, dovuto alla presenza dei numerosi impianti ad alto rischio ambientale e di incidente rilevante che di per sé costituiscono fattori escludenti non derogabili.   Le non superate osservazioni emerse in conferenza dei Servizi costringevano Sottile ad imporre nell’A.I.A. diverse prescrizioni; tra tutte, quella di “subordinare il conferimento dei rifiuti nella discarica alla presentazione di un modello idrogeologico, redatto da una Università e/o Ente pubblico di ricerca, su di un’area, comprendente l’impianto, sufficientemente vasta da includere i corpi idrici recettori e tutte le fonti di inquinamento potenziali in atto, evidenziandone inoltre i possibili impatti, dai quali risultasse inequivocabilmente l’assenza del pericolo di inquinamento della falda”.

È utile ricordare inoltre che in virtù dello stato d’emergenza dichiarato nell’intera provincia di Roma ed in deroga dunque alle norme vigenti in materia, (possibilità che purtroppo l’abusato e disastroso istituto del commissariamento prevede) l’A.I.A. veniva rilasciata dal commissario delegato senza aver superato la necessaria, in quanto inderogabile, procedura di V.I.A.

 

–   17 settembre 2013   Viste le inevitabili, giuste osservazioni e rimostranze da parte degli attenti cittadini residenti nell’area della Valle Galeria, che da molti anni vedono calpestato impunemente il loro diritto alla salute, e considerando la procedura anomala con la quale veniva rilasciata l’A.I.A. per il sito di Monti dell’Ortaccio, alcuni senatori chiedevano in questa data di audire in Commissione ambiente del Senato, il commissario Sottile per conoscere la recondita ragione della scelta di un sito già ampliamente dichiarato inidoneo. Durante detta audizione peraltro registrata da Radio Radicale, Sottile ammetteva candidamente : “Dei 7 siti indicati dalla regione Lazio dei quali io dovevo tenere prioritariamente conto, l’unico sito che alla fine delle nostre RAPIDE istruttorie ci sembrò idoneo alla scopo è stato quello di Monti dell’Ortaccio, che non ha incontrato l’adesione di alcun Ente territoriale. É stata una decisione che io ho preso in solitaria e debbo dire che quella decisione non ha dato i frutti sperati perché l’A.I.A. concessa era subordinata alla presentazione da parte del proponente che era il Consorzio Co.La.Ri., cioè l’Avvocato Cerroni, alla presentazione di un modello idrogeologico che ancora non è pervenuto.”  Identica  dichiarazione il Commissario rilasciava nel corso dell’audizione del 18 settembre 2013, tenutasi presso la Commissione ambiente del Consiglio Regionale del Lazio.

 

– Da organi di stampa, nei mesi successivi alle dichiarazioni  del commissario, si veniva a conoscenza che delle associazioni di cittadini, avevano impugnato dinnanzi al Tar, l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) emessa il 27 dicembre del 2012, nella quale il conferimento dei rifiuti veniva subordinato alla redazione del citato studio idrogeologico che certificasse inequivocabilmente l’assenza del pericolo di inquinamento della falda: Sempre dalla stampa si apprendeva che lo studio, nonostante le autorità preposte dichiarassero inspiegabilmente di non esserne a conoscenza, in realtà esisteva ed era persino giunto a conclusione, nell’agosto 2013.  Detto studio, condotto dal dipartimento DICEA dell’Università La Sapienza Di Roma, incaricato dal privato  proprietario della discarica, anche se non ha analizzato le conseguenze di tutti le possibili fonti di inquinamento, ha concluso che non si può affermare inequivocabilmente l’assenza del pericolo di inquinamento della falda acquifera attorno all’erigenda discarica. IL DICEA , inoltre, ha constatato l’assenza della necessaria barriera geologica naturale e l’inefficacia dei sistemi di impermeabilizzazione previsti in progetto (il cosiddetto Polder) e pertanto inequivocabilmente la discarica inquinerà la falda acquifera affiorante . Oltre ad aver determinato una quota di falda nettamente superiore a quella dichiarata in progetto, tanto da dar luogo potenzialmente ad una “discarica galleggiante” non rispettosa delle normative. Inoltre il lago di Monti dell’Ortaccio non è composto da acqua piovana ma da una falda affiorante direttamente e altresì comunicante con quella profonda. Ovvero gli scavi effettuati hanno pertanto raggiunto la falda superficiale e, come le analisi di tali acque confermano, tale falda é collegata a quella profonda di base. Dunque ancora una volta, quanto più volte denunciato alle autorità competenti, dalle associazioni dei cittadini con foto e video trovava conferma.

Oltre quanto già ampliamente dimostrato in merito all’inidoneità idrogeologica del sito di Monti dell’Ortaccio certificata dal DICEA , esistono ulteriori  aspetti che aggravano il giudizio  negativo su detto sito. In particolare ci si riferisce a quelli relativi alle attività umane presenti in zona connesse con l’uso delle acque di falda, alle verifiche di stabilità dei luoghi, alla valutazione degli effetti dovuti alla rottura delle sole impermeabilizzazioni artificiali previste e del conseguente impatto sulla falda del percolato che potrebbe fuoriuscire a seguito di eventi quali incendi, esplosioni di biogas, fulmini, impatto dei mezzi di locomozione per lo smaltimento rifiuti, cedimenti differenziali, decadimento dei materiali artificiali  e azioni sismiche. Tutti aspetti questi, mai adeguatamente indagati.

Ad oggi non si può dunque che esprimere sconcerto e disappunto, dinnanzi ad un provvedimento emesso senza che siano stati effettuati i necessari studi del caso, così come previsto dalla normativa comunitaria. Senza considerare che a parere di chi scrive e non solo, è altresì grave attribuire al privato la facoltà di incaricare per lo studio idrogeologico non solo l’ente che meglio gli aggrada, ma anche e soprattutto  di contestare le conclusioni di detto ente ed infine decidere di incaricarne un altro!

E’ necessari ricordare che nel documento di lavoro (DT\924210IT.doc) redatto dalla Commissione Petizioni dell’Unione Europea successivamente alla missione d’inchiesta svoltasi dal 29 al 31 ottobre 2012 in Italia e riguardante la gestione dei rifiuti in Lazio e Campania, gli europarlamentari manifestarono una profonda preoccupazione per i metodi poco ortodossi intrapresi nel Lazio, dal Commissario Sottile. I membri della Commissione Petizioni, inoltre contestarono nel loro documento,  le analisi, i metodi  e soprattutto  i criteri di scelta intrapresi da costui. Fu giustamente messo in dubbio anche il rispetto e  l’applicazione della direttiva Seveso (IPPC) ed inoltre in maniera più che esplicita indicarono le azioni intraprese in contrasto con la normativa. Infine gli europarlamentari esortavano il commissario a prestare attenzione alle conseguenze che una tale scelta avrebbe potuto determinare quanto all’apertura di una nuova procedura di infrazione. Nelle conclusioni, la Commissione chiedeva a gran voce l’immediata abrogazione dei poteri conferiti al commissario straordinario a titolo della cosiddetta legislazione di emergenza, visto che tale posizione si era rivelata inadeguata rispetto alle necessità di un’appropriata gestione dei rifiuti. Ricordavano inoltre anche la responsabilità del governo centrale italiano in merito a tale nomina, e chiedevano al ministro dell’Ambiente ( allora Corrado Clini) di agire con decisione sulla modifica del paradigma, al fine di chiarire una volta e per tutte i rispettivi livelli di responsabilità delle autorità politiche. Da ultimo infine la commissione manifestava  la sua ferma opposizione alla designazione dei siti di Monti dell’Ortaccio e Pian dell’Olmo individuati come potenziali discariche, in ragione dell’impatto cumulativo di tali invasi con altre strutture esistenti e data la loro vicinanza soprattutto alle abitazioni nonché ai corsi d’acqua.

Infine, è bene considerare anche la recente richiesta di dimissioni del commissario Sottile da parte del presidente della commissione petizioni dell’U.E. in quanto verificato che: “Nel corso delle audizioni sulla questione rifiuti Lazio è emerso chiaramente le violazioni da parte dell’Italia delle direttive europee 1999/31 e 2008/98, nonché della Convenzione di Aarhus in materia di partecipazione dei cittadini ai procedimenti amministrativi in tema ambientale. Ciò è ancora più grave se si considera i provvedimenti di differimento di accesso agli atti alle richieste cittadine a seguito di esposti presentati anche sulla questione Falcognana”.

 

 

 

 

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