Incendi di rifiuti negli impianti: un fenomeno da indagare

Quello degli incendi di rifiuti negli impianti di trattamento e smaltimento è un fenomeno di cui la Commissione Ecomafie si è già occupata nel corso della XVII legislatura con una relazione finale specifica. La Commissione ha deciso di proseguire il suo lavoro d’indagine sull’argomento proprio perché quello dei roghi di rifiuti è ancora un fenomeno di preoccupante attualità, con conseguenti danni ambientali e per la salute della collettività.

Tra inizio 2014 e agosto 2017, la Commissione ha contato 259 incendi, concentrati per il 47,5% al nord, il 16,5% al centro, il 23,7% al Sud e il 12,3% nelle isole. In un’audizione davanti alla Commissione a fine maggio 2019, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha dichiarato che nei 12 mesi precedenti si erano verificati 262 incendi, in media uno ogni tre giorni. A questo fenomeno si sta affiancando a quello dell’abbandono di rifiuti in capannoni o in grandi spazi: discariche abusive dove le forze di polizia hanno trovato rifiuti industriali, cascami di plastica, scarti tessili, rifiuti inerti, Raee.

Roghi di rifiuti: perché bruciano gli impianti?

Tra le cause che la relazione attribuiva al fenomeno, c’è la possibilità, determinata da congiunture nazionali e internazionali, di sovraccarico di materia non gestibile, che quindi dà luogo a incendi dolosi “liberatori”. Altre cause individuate dal lavoro di indagine della Commissione riguardano la fragilità degli impianti, spesso non dotati di sistemi adeguati di sorveglianza e controllo; la rarefazione dei controlli sulla gestione che porta a situazioni di sovraccarico degli impianti e quindi di incrementato pericolo di incendio.

A favorire questo fenomeno è stato anche l’aumento della produzione dei rifiuti, sia urbani che speciali. Non solo: in questi anni la raccolta differenziata è cresciuta in termini di quantità più che di qualità; infatti, non è stata supportata dalla creazione di impianti per il riciclo adeguati né da un mercato capace di valorizzare le materie prime seconde. I materiali che prendono fuoco o vengono stoccati illegalmente nei capannoni abbandonati, infatti, non hanno un mercato di sbocco: ad oggi, rappresentano un onere e non una risorsa.