Comm. Ecomafie, conclusa missione in Veneto

COMUNICATO STAMPA

Venezia, 11 luglio 2019 – La Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite
connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati ha completato il ciclo di
audizioni presso la prefettura di Venezia. I principali temi di approfondimento sono stati il
dragaggio e la gestione dei sedimenti, la contaminazione da Pfas, gli incendi negli impianti
di trattamento e stoccaggio di rifiuti, le bonifiche nel Sin di Porto Marghera.

Sul fronte dei dragaggi, il segretario generale dell’Autorità portuale Martino Conticelli,
sentito dalla Commissione nel pomeriggio del 10 luglio, ha spiegato che nella laguna gran
parte dei sedimenti di dragaggio sono di fascia B. Ad oggi però, non essendo in atto interventi
di ricostruzione delle barene, i fanghi di fascia A e B che potrebbero essere riutilizzati in
questi interventi non trovano sbocco. Di conseguenza, secondo quanto riferito, le attività di
dragaggio sono in stallo e gran parte dei fanghi di fascia B che si devono gestire vengono
stoccati all’isola delle Tresse insieme a quelli di fascia C, con il risultato che il sito dovrebbe
saturarsi entro un anno.

Il comandante della Capitaneria di porto Piero Pellizzari, nell’audizione del 10 luglio, ha
evidenziato la necessità di un nuovo Piano fanghi in sostituzione di quello del 1993 e ha
sottolineato che in mancanza del Piano morfologico non è possibile stabilire i siti dove
portare i fanghi.Il provveditore alle opere pubbliche Francesco Linetti audito questa mattina
dalla Commissione ha spiegato che entro fine luglio dovrebbe arrivare il parere dell’Istituto
superiore di sanità sul nuovo Protocollo fanghi: a quel punto, potrà avvenire l’approvazione
da parte del ministero delle Infrastrutture di concerto con il ministero dell’Ambiente.
Secondo quanto riferito dal provveditore, una volta che il protocollo fanghi sarà approvato,
il Piano morfologico sarà pronto entro due-tre mesi. Linetti ha inoltre spiegato che c’è un
progetto in fase di stesura per rialzare l’isola delle Tresse di circa 1 metro per aumentarne la
capienza, che comunque si esaurirebbe nel giro di un anno.

Dalle audizioni è emerso che si sta avvicinando la saturazione anche della discarica di Molo
Sali, che oggi accoglie i sedimenti di dragaggio in fascia oltre C. I funzionari della Regione,
sentiti insieme all’assessore regionale all’Ambiente Giampaolo Bottacin, hanno riferito del
progetto della discarica esterna alla laguna per i fanghi oltre C del Vallone Moranzani, da 2,5
milioni di metri cubi. Un progetto che, secondo quanto riferito, sarà tuttavia realizzabile
dopo l’interramento delle linee elettriche collocate sull’area.

Per quanto riguarda il tema della contaminazione da Pfas, il comandante dei Noe di Treviso
Massimo Soggiu ha illustrato le attività investigative sul tema, anche in riferimento alla
nuova sostanza GenX. I rappresentanti di Arpa Veneto hanno segnalato che negli ultimi
tempi si rileva un peggioramento della contaminazione della falda a valle dello stabilimento
Miteni. Su questo aspetto, i rappresentanti della Regione hanno spiegato che nelle prossime
settimane ci saranno riunioni per valutare le cause: tra le ipotesi un innalzamento della falda
che potrebbe aver causato un dilavamento dei terreni, oppure una gestione della barriera
idraulica da parte della fallita Miteni con minore cura rispetto al passato. Sempre in tema
Pfas, gli auditi della Regione hanno spiegato che presso le discariche venete dovrebbero
nascere impianti di trattamento del percolato per concentrare i Pfas ed inviare poi il
prodotto di questo processo ad incenerimento presso impianti esteri. Questo processo è già
attivo alla discarica di Belluno. I rappresentanti della Regione hanno inoltre evidenziato la
necessità di limiti nazionali.

La delegazione della Commissione ha audito anche il curatore fallimentare di Miteni
Domenico De Rosa. Secondo quanto riferito, la Miteni non ha liquidità per far fronte a onere
di bonifica. Al momento, ha spiegato De Rosa, il socio di Miteni IC3 si sta occupando della
manutenzione della barriera idraulica, pur non avendo alcun obbligo giuridico in tal senso.
A fronte del valore azzerato di terreni e immobili Miteni, il curatore fallimentare ha anche
dichiarato che si costituirà parte civile nel processo penale per avere un risarcimento e
ottenere così un ulteriore vantaggio per i creditori.

Per quanto riguarda invece gli incendi negli impianti del settore rifiuti, il sostituto
procuratore di Venezia Andrea Petroni ha delineato le indagini in corso. Da una parte, alcune
attività investigative relative a incendi di carattere doloso si sono concluse con richieste di
archiviazione perché non è stato possibile l’accertamento dei responsabili. Stanno invece
andando avanti altre attività investigative e procedimenti su roghi a carattere colposo
indicativi di una gestione non corretta dei rifiuti, caratterizzata per esempio da quantità
gestite sopra il limite autorizzato o l’utilizzo di impianti inadeguati.

I sostituti procuratori Giovanni Zorzi e Giorgio Gava hanno riferito in merito ad altre
inchieste, legate a casi di falsi «end of waste»: situazioni cioè in cui la produzione di inerti
per sottofondi stradali avveniva in violazione della normativa ambientale, qualificando come
materia prima seconda quelli che secondo la procura erano dei rifiuti. Su indagini relative a
traffici illeciti di rifiuti ha riferito anche il comandante regionale Giovanni Mainolfi.
Il lavoro di approfondimento della Commissione si è concentrato anche sulla bonifica del
Sin di Porto Marghera, dove nella giornata del 10 luglio la delegazione della Commissione
ha svolto anche un sopralluogo. Nel Sin, ad oggi il procedimento di bonifica risulta concluso
per il 16% dei suoli e l’11% delle falde. Durante l’audizione, i rappresentanti di Arpa Veneto
hanno segnalato come in molte aree dove si era prevista inizialmente una bonifica i soggetti
responsabili abbiano poi proceduto solo alla messa in sicurezza. Tra le criticità segnalate dai
tecnici Arpa, la principale riguarda l’individuazione del responsabile dell’inquinamento:
un’attività prevista dal 2015 dal ministero dell’Ambiente, e che spetta ad Arpa. I tecnici di
Arpa hanno anche riferito che dal 2016 sono state effettuate verifiche sui marginamenti, a
seguito delle quali è stata informata anche la procura. Il provveditore alle opere pubbliche
Linetti ha riferito che 3,5 km di marginamenti di competenza del Provveditorato sono ancora
da effettuare a causa della mancanza di finanziamenti statali necessari, pari a circa 200
milioni. Secondo quanto riferito, i progetti preliminari sono pronti. Il presidente di
Confindustria Venezia Vincenzo Marinese ha riferito in audizione che ad oggi non c’è più
traccia dei 75 milioni di euro stanziati nella scorsa legge di bilancio per completare la messa
in sicurezza della falda con sistema di cinturazione e drenaggio nell’area Sin, e porre fine
così alla contaminazione dei terreni bonificati oggi in atto a causa delle opere incompiute.
Il commissario straordinario del consorzio Venezia Nuova Francesco Ossola ha spiegato in
audizione che entro settembre saranno completate le indagini sui marginamenti, per poter
avere un quadro di situazioni da tenere sotto controllo anche per le manutenzioni.
Nell’ambito di queste verifiche, al momento è emerso che la vita residua delle palancole nel
caso peggiore è pari a 40-45 anni, e nel caso migliore a 80-90 anni.
I reseconti stenografici delle audizioni saranno resi pubblici online nelle prossime
settimane. Il lavoro della Commissione sui diversi temi approfonditi in Veneto prosegue a
Roma.

«A Venezia abbiamo trovato una situazione molto complessa. Il primo Sin italiano ha
bonifiche concluse solo sul 16% dei suoli e la mancata conclusione delle opere di
marginamento fa sì che, in maniera paradossale, la contaminazione prosegua. C’è poi il
capitolo dei sedimenti di dragaggio: su questi manca una validazione pubblica dei controlli
fatti dai privati. La mancanza di un Piano fanghi e del Piano morfologico causa inoltre una
situazione di stallo delle attività di dragaggio, mentre gli attuali siti di destinazione, sia l’isola
delle Tresse che Molo Sali, sono in esaurimento. Ampliando il discorso al Veneto, sul fronte
del ciclo dei rifiuti i numerosi casi di incendio e le inchieste sui falsi end of waste sono indice
di gestioni afflitte da irregolarità. Per quanto riguarda invece la contaminazione da Pfas, il
fallimento di Miteni sta compromettendo le necessarie future operazioni di messa in
sicurezza e bonifica. Una vicenda che approfondiremo con attenzione», dichiara il
presidente della Commissione Stefano Vignaroli.

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