Audizioni delle Arpa sulla contaminazione da Pfas

COMUNICATO STAMPA

Roma, 15 ottobre 2020 – La Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (Commissione Ecomafie), nell’ambito dell’inchiesta sulla contaminazione da PFAS in Italia, ha audito oggi i rappresentanti di Arpa Lazio: il direttore generale Marco Lupo e il direttore tecnico Rossana Cintoli. Sullo stesso argomento, la scorsa settimana la Commissione ha audito il direttore generale di Arpa Lombardia Fabio Carella insieme ai tecnici dell’Agenzia e il direttore generale di Arpa Emilia Romagna Giuseppe Bortone.

I rappresentanti di Arpa Lazio hanno riferito di aver registrato nel 2018 e 2019, per le acque superficiali, alcuni superamenti degli standard di qualità ambientale-media annuale. Secondo quanto riferito, valori superiori alla media annuale sono stati registrati per il fiume Astura (il corso d’acqua lambisce la discarica di Borgo Montello e presenta una deteriorata qualità ambientale), i canali Rio Martino e Moscarello (vicino a entrambi insistono attività industriali), il fiume Sacco. Secondo quanto riferito dagli auditi, saranno effettuati altri monitoraggi sul sito di Borgo Montello. I rappresentanti di Arpa Lombardia hanno riferito che l’Agenzia ha deciso di concentrare l’attenzione sulle discariche quali potenziali fonti più significative: si è osservata la presenza di PFAS nei percolati con concentrazioni variabili, mentre la contaminazione dei piezometri è apparsa contenuta. Gli auditi hanno inoltre riferito che l’Agenzia ha effettuato analisi preliminari sullo scarico di impianti di depurazione con capacità superiore a 50mila abitanti equivalenti, non riscontrando concentrazioni di rilievo. I rappresentanti di Arpa Lombardia hanno inoltre dichiarato che tra il 2018 e il 2019, a fronte di un ampliamento del monitoraggio, nei corsi d’acqua i riscontri sono complessivamente calati o rimasti invariati per tutti i PFAS determinati, tranne per il PFOS. Sempre secondo quanto riferito, la presenza del composto C6O4, per il quale attualmente la normativa non prevede limiti, è stata riscontrata nel 2019 nei fiumi Olona e Po e in un caso nelle acque sotterranee.

Il direttore di Arpa Emilia Romagna ha riferito che l’Agenzia ha svolto alcuni anni fa una prima disamina degli insediamenti produttivi in relazione all’utilizzo di PFOA-PFAS: è emerso che nella regione ci sono tre aziende a rischio; circa altre 45 sono state individuate in base alle attività svolte. Secondo quanto riferito dall’audito, nel territorio regionale non ci sono segnali di superamento dei valori soglia nelle falde, fonte di approvvigionamento per il 60% delle acque potabili nella regione.

«Nel monitoraggio delle contaminazioni da PFAS, alcune regioni risultano più avanti, altre più indietro. Mi auguro che nel prossimo futuro anche queste ultime possano ampliare e rendere più incisive queste attività, per arrivare a un quadro conoscitivo approfondito della presenza dei PFAS nell’ambiente», dichiara il presidente della Commissione Ecomafie Stefano Vignaroli.

Guarda i video delle audizioni (Arpa Lazio, Arpa Lombardia, Arpa Emilia Romagna)

Leggi i resoconti stenografici delle audizioni (Arpa Lazio, Arpa Lombardia, Arpa Emilia Romagna)

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