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Le verità nascoste sull’inceneritore di Malagrotta – PARTE 2

”IL TEMPO” dedica una pagina alla mia SCOTTANTE interrogazione, documentata da ATTI.
Richiedere, cercare e decifrare centinaia di pagine di atti, spesso tenuti nascosti dalla Pubblica Amministrazione, è stato e sarà un duro lavoro fatto assieme ai cittadini e ai miei collaboratori, che nessun politico aveva mai avuto il coraggio di fare.
Sarà un caso, ma alcuni documenti mi sono stati sfilati di mano alla consegna, forse sperando che non me ne fossi accorto e ho dovuto richiederli di nuovo anche con l’aiuto del mio collega Enrico Stefàno in Comune.
E leggendo gli atti se ne capisce il perché: nel cosiddetto sistema Cerroni ci sono tutti imbrigliati, dal Ministero all’ultimo dei politici locali, in particolare in Regione Lazio ….. il mio impegno è far si che ogni attore coinvolto direttamente e indirettamente si assuma le proprie responsabilità, nessuno escluso. I cittadini laziali stanno pagando un conto salato.
Vado avanti in questa direzione e presto pubblicherò altri atti, più procedo e più trovo cose ”interessanti”.
E’ mio dovere non fermarmi finché la Magistratura non farà completamente luce a stabilire le ipotesi di reato.
Senza paura.

Per leggere tutto l’articolo uscito su Il Tempo il 14.05.2014 che affronta alcune delle tematiche che ho sollevato clicca qui.

 

Interrogazione a risposta scritta su gassificatore (inceneritore) di Malagrotta

Presentato da

On. Vignaroli Stefano

       Al  Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

 

Anno 1999, Presidente della Regione Lazio è Piero Badaloni (centrosinistra).
In carica dal 1995 al 2000.

Con l’ordinanza del Ministero dell’Interno n.2992 del 14 luglio 1999, il presidente della Regione Lazio fu nominato Commissario Delegato per l’emergenza rifiuti nella città di Roma e provincia, venendogli espressamente delegati, in deroga alle ordinarie competenze degli organi regionali, i poteri di approvazione e di autorizzazione all’esercizio di impianti ex. artt. 27 e 28 del D.Lgs. 22/97 (oggi art.210 del D.Lgs. 152/06), anche in deroga alle norme contestualmente indicate, e con facoltà di avvalersi di sub commissari.

Anno 2002, Presidente della Regione Lazio è Francesco Storace (centrodestra).
In carica dal 2000 al 2005.

Con O.P.C.M. n.3249 dell’ 8 novembre 2002 il presidente della Regione Lazio, già commissario delegato per l’attuazione degli interventi relativi al superamento dell’emergenza socio-economica-ambientale nel settore dei rifiuti della Città di Roma e provincia, venne nominato commissario delegato relativamente all’attuazione degli interventi per il superamento dell’emergenza socio-economica-ambientale nel settore dei rifiuti urbani, speciali e speciali pericolosi nelle province di Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo. In tale Ordinanza venne evidenziata la necessità di avviare interventi strutturali volti alla realizzazione urgente di termovalorizzatori (inceneritori), nella considerazione della inadeguatezza del sistema delle discariche e degli impianti di trattamento dei rifiuti esistenti in ambito regionale.

Con deliberazione del Consiglio regionale n.112 del 10 luglio 2002, venne approvato il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti del Lazio. Peraltro, la Commissione europea ebbe a deferire, in data 1° febbraio 2006, alla Corte di giustizia delle Comunità europee, la Repubblica italiana per la mancata elaborazione e comunicazione alla Commissione di un Piano comprendente i luoghi e/o gli impianti adatti per lo smaltimento dei rifiuti e dei rifiuti pericolosi.

Anno 2003, individuato il sito per la costruzione del gassificatore in una zona  classificata a rischio di incidente rilevante. Non verrà mai effettuato uno studio di sicurezza sull’area vasta.

Con decreto commissariale n.75 del 20 settembre 2003, si procedette all’individuazione dei siti ritenuti idonei ad ospitare impianti di incenerimento, comprendente, altresì, l’elaborazione di una classificazione di priorità dei siti medesimi. Tale Piano, contrariamente al principio di trasparenza che doveva informare l’agire amministrativo, non fu reso noto. Il Dipartimento della protezione civile lamentò, a distanza di anni, la scarsa informazione ambientale esercitata dal Commissario delegato, affermando: “Altro aspetto di assoluta centralità, che dovrebbe essere curato da codesta struttura commissariale, fino alla data del 31 gennaio 2007, è la corretta informazione ambientale volta alla sensibilizzazione e al coinvolgimento diretto dei cittadini, attraverso la massima divulgazione dell’informazione relativa a tutte le azioni da svolgere ai fini della realizzazione del ciclo integrato di gestione dei rifiuti.” (nota DPC/CG/29677 del 9/6/2006).

Con nota prot. 98 del 31 ottobre 2003 il consorzio Colari, dell’avv. Manlio Cerroni, inoltrò ai competenti uffici regionali l’istanza di approvazione del progetto, l’autorizzazione alla realizzazione nonché l’autorizzazione all’esercizio con riferimento: a)all’impianto per la produzione di energia elettrica da Cdr prodotto nei Tmb Malagrotta 1 e Malgrotta 2, mediante una centrale di gassificazione ubicata nel Comune di Roma, via di Casal Lumbroso 408; b)oltre all’ampliamento dell’esistente impianto di produzione di energia elettrica utilizzante il biogas prodotto dalla discarica di Malagrotta, nonché quello prodotto dall’impianto in oggetto (Doc Gse pag.8).

In data 31 dicembre 2003, con nota prot. 887 CR( pag.1 doc Gse), l’ufficio commissariale chiese alla Gestione Rete di Trasmissione Nazionale( GRTN) ora denominata GSE, di verificare la disponibilità di convenzioni per la cessione di energia elettrica da stipularsi alle condizioni di cui al provvedimento cip 6/92.

Il GRTN in data 18 febbraio 2004 ( pag.2 doc gse), rispose all’ufficio commissariale, decretando che l’esito delle analisi richiestegli, aveva evidenziato l’esistenza di spazi residuali che consentivano la stipula di convenzioni preliminari per una potenza massima di 150/170 Mw, anche se detti spazi potevano  ridursi in presenza di ricorsi presentabili alle competenti autorità se accolti, o aumentare in caso di inadempienze future da parte di coloro che avevano ancora in corso la realizzazione degli impianti.

Il Dipartimento X del Comune Roma nel 2003, esaminando il progetto relativo alla costruzione del gassificatore di Malagrotta  rilevò che l’impianto veniva a collocarsi in un sito tra il “polder”, o grande vasca della discarica, e la Raffineria di Roma, ubicata a poche centinaia di metri. Inoltre, tutta la zona era classificata a rischio di incidente rilevante e soggetta ai vincoli del DL 334/99 – Seveso II. L’ufficio del Comune di Roma, quindi, espresse forti perplessità sulla scelta dell’area per la sua prossimità alla discarica le cui emissioni di biogas potevano costituire un serio rischio in presenza di un impianto di produzione energetica. Per questo motivo il X Dipartimento (Servizio V.I.A.) del Comune di Roma chiese al Dipartimento Ambiente e Protezione Civile della Regione Lazio uno studio di sicurezza integrato dell’area vasta prima di prendere qualsiasi decisione. Oltre a ciò, venne contestato il vantaggio energetico dell’impianto di cui andava calcolato il bilancio ambientale complessivo che tenesse conto della salute dei cittadini, del paesaggio, delle emissioni e così via.

Storace, a fine mandato, dispone l’affidamento diretto a Cerroni (senza nessuna gara).
Anno 2005, Presidente della Regione Lazio è Piero Marrazzo (centrosinistra).
In carica dal maggio 2005 all’ottobre 2009.

Il Ministero dell’ambiente,  così come si evince dal testo della deliberazione n. 1/2005/G della Corte dei Conti, relativa alla gestione dell’emergenza rifiuti effettuata dai Commissari straordinari del Governo, non diede l’assenso sul bando di gara per l’affidamento della concessione di costruzione e gestione degli impianti di incenerimento della frazione secca e/o cdr a valle della raccolta differenziata dei rifiuti urbani e assimilati con recupero energetico, adducendo gravi carenze tecniche nelle bozze predisposte dal Commissario;

l’Ordinanza Commissariale n. 16 del 25 marzo 2005 (pag.6 doc gse) aveva per oggetto: “Approvazione Progetto Centrale di Gassificazione per la Produzione di energia elettrica dal CDR prodotto negli impianti di “Malagrotta 1” e “Malagrotta 2“ nel Comune di Roma”. Tale atto commissariale suscitò notevoli perplessità e preoccupazione, per la palese violazione delle direttive comunitarie e nazionali sulla concorrenza, che “per l’impianto di gassificazione di Malagrotta sarebbero intervenuti atti amministrativi di assegnazione dei lavori di costruzione e di esercizio nell’ambito di una non meglio chiarita procedura di affidamento diretto”. Con nota del Dipartimento della protezione civile DPC/CG 61223 del 30/11/2006, lo stesso Dipartimento affermò di non aver mai ricevuto risposta da parte del Commissario delegato sulla vicenda, nonostante i ripetuti solleciti. Il soggetto attuatore, nell’adunanza del 12/12/2006, nonostante le citate critiche confermò l’assegnazione diretta dell’opera (Corte dei Conti deliberazione n. 1/2005/G);

Conferma che arrivò nuovamente il 24 settembre del 2008 attraverso la Determinazione n. A3148 avente per oggetto: “Centrale di gassificazione per la produzione di energia elettrica dal combustibile da rifiuti (CDR) prodotto dagli impianti di preselezione e riduzione volumetrica degli RSU denominati “Malagrotta 1” e “Malagrotta 2”.

Sempre dall’ordinanza 16/2005 si legge  che seppure la gassificazione è una tecnologia sperimentale:”come risulta dal parere dell’area Via, la realizzazione dell’impianto in progetto non modifica, ma anzi migliora l’intero quadro relativo alla qualità dell’area della zona , in cui su tutto prevale l’impatto generato dalla presenza della discarica”. Insomma secondo l’ufficio commissariale, la costruzione del gassificatore, nell’area di Malagrotta che oltre ad ospitare la più grande discarica d’Europa,  contiene al suo interno, due impianti di trattamento meccanico biologico, il deposito idrocarburi Sud Gas,il deposito idrocarburi ENI – EX PRAOIL, il deposito G.P.L. Lampogas e il deposito idrocarburi DECO, la ex Raffineria, con i suoi impianti di stoccaggio di idrocarburi derivati ed è soggetta alla legge Seveso II ( D.l 334/99), avrebbe consentito  una degna chiusura del ciclo integrato dei rifiuti, senza impatto alcuno per la salute dei cittadini residenti;

il costo complessivo dell’opera era stimato in circa trecentocinquanta milioni di euro, di cui il Colari riuscirà a recuperare quasi la metà grazie ai contributi Cip 6 dello Stato. L’impianto, funzionando a regime, doveva smaltire circa 500 tonnellate di Cdr al giorno, generando 36 Mw di elettricità che poi il monopolista avrebbe potuto vendere, intascando altro denaro. Dalla disamina del progetto Colari, non è chiaro  dove sarebbero state stoccate le scorie dell’impianto di gassificazione e da ultimo tra le tante irregolarità riscontrate, le emissioni in atmosfera non erano monitorate da un soggetto terzo, ma lasciate al gestore stesso. Di questi due importanti quesiti, chiesero conto in una interrogazione nel 2010, i due consiglieri regionali del partito radicale, senza ottenere mai una risposta.

Tecnologia Thermoselect: incidenti e chiusure impianti  in Germania e  Verbania ma a Malagrotta stesso progetto va avanti cambiando nome.

Quanto alla tecnologia  utilizzata per il gassificatore di Malagrotta il consorzio Colari si servì di un brevetto della società svizzera Thermoselect  che dal 1991 al 2007 aveva sviluppato progetti di impianti di gassificazione ad alta temperatura dei rifiuti solidi urbani, promettendo grandi prestazioni energetiche ed un bassissimo impatto ambientale. Da organi di stampa si veniva a conoscenza che la filiale italiana della società era controllata da una certa Rheticus s.p.a. di Vaduz nel Liechtenstein. Chi fosserogli azionisti, resterà un mistero, anche se il settimanale tedesco “Der Spiegel” scoprì che i capitali di questa catena di scatole cinesi potevano riferirsi a “gestori internazionali di discariche italiane”. Andando per ordine, l’idea dell’avv. Cerroni era quella di costruire, nel polo di Malagrotta,  un impianto gemello a quello esistente nella cittadina di Karlsruhe in Germania. Detto impianto era uno dei più grandi gassificatori di rifiuti solidi urbani del mondo,  ed era stato costruito per trattare circa 225.000 tonnellate di rifiuti l’anno. Durante il periodo di attività  riuscì a trattare solo un quinto della quantità totale dei rifiuti che doveva incenerire,  obbligando le città che avevano stipulato dei contratti  per smaltirvi i propri rifiuti a trovare soluzioni alternative. Visti gli innumerevoli problemi operativi ricorrenti, la stampa tedesca lo  ribattezzò “Thermodefect”. Nel 2000, l’impianto fu costretto temporaneamente a chiudere allorquando  vennero riscontrate fughe di gas tossico.  Fra i problemi operativi sopracitati ci fu un  pericolo di esplosione, delle  incrinature nel  cemento della camera ad alte temperature , provocate dalla  corrosione e dal calore e perdite di liquido da un bacino di sedimentazione che  conteneva acque di scolo contaminate da cianuro. Nonostante il beneplacito degli attori istituzionali nostrani che avallarono il progetto Colari, è quasi impossibile, a parere dell’interrogante, che costoro non fossero a conoscenza di ulteriori fatti relativi al famoso brevetto Thermoselect . Infatti la società era già nota alle cronache, non solo d’oltralpe ma anche nazionali, per le vicissitudini legate all’inceneritore di Fondotoce (Verbania), impianto costruito senza le necessarie autorizzazioni nel 1990. Nel 1991,un’esplosione, ferì due operai, nel 1992 grazie all’esposto di un associazione ambientalista, la magistratura aprì un’inchiesta e sempre nello stesso anno il pubblico ministero che indagava sull’accaduto, chiese ed ottenne il blocco dell’inceneritore: furono rinviati a giudizio i dirigenti della società, per violazione delle norme di tutela ambientale, ovvero per il rilascio di cianuro nel Rio Tronetta, un affluente del Lago Maggiore, e per lo stoccaggio non autorizzato di scorie tossiche. I dirigenti della Thermoselect furono condannati in tutti i 3 gradi di giudizio. A dispetto di quanto accaduto, nel 1993 all’impianto fu garantito lo status di centrale di produzione energetica, dall’allora direttore generale del ministero dell’Ambiente, Corrado Clini, sebbene non producesse affatto energia. Dalla  stampa si apprende anche che Clini fu rinviato a giudizio per abuso d’ufficio, ottenne il trasferimento del processo dal tribunale di Verbania a quello di Roma e come per incanto nel c.d.porto delle nebbie fu prosciolto dalle accuse. Della Thermoselect dal 2007 si perdono le tracce e negli ultimi progetti di inceneritori a gassificazione il nome stesso della società non viene più menzionato, sostituito da quello della società giapponese che ne aveva rilevato il brevetto ovvero la JFE (Japan Fukuyama Engineering). Fino al 2003 il Co.La.Ri. (Consorzio Laziale Rifiuti) di Manlio Cerroni, attraverso il direttore tecnico Mauro Zagaroli, pubblicizzò la tecnologia Thermoselect, proponendola come soluzione per bruciare i rifiuti di Malagrotta. Evidentemente  però, dopo i due fallimenti negli inceneritori di Verbania e Karlsruhe, il marchio Thermoselect era impresentabile in Europa e dunque venne sostituito con quello della JFE (Japan Fukuyama Engineering).

Anno 2008. Marrazzo concede l’autorizzazione alla messa in esercizio gassificatore, senza aver predisposto misure di sicurezza.
Il Tribunale di Roma dispone il sequestro preventivo del gassificatore.

Con determinazione del 24 settembre 2008, n. 3148, pubblicata nel Burl n 41 del 7novembre 2008 furono predisposte modifiche ed integrazioni al decreto commissariale n. 37 del 30 giugno 2008 e all’ordinanza commissariale n. 16 del 25 marzo 2005. Difatti, come si legge dal testo, il Colari con nota 101 del 25 luglio 2008  (pag.152 doc GSE Colari)chiese alla regione Lazio di apportare alcune modifiche ed integrazioni al succitato decreto 37/2008( introvabile) per tener conto dei tempi e delle problematiche connesse alle attività necessarie alla messa in regime della prima linea della centrale di gassificazione. L’8 settembre 2008, vi fu un incontro con i tecnici Arpa per discutere sulla richiesta Colari. Il monopolista aveva richiesto che fosse rilasciata l’autorizzazione provvisoria alla messa in esercizio della prima linea,  dalla data del 4 agosto e con validità pari ad un anno. Tanto per non scontentarlo, i dirigenti regionali rilasciarono l’autorizzazione proprio nella data indicata da Cerroni! In definitiva, Cerroni chiedeva e i dirigenti regionali eseguivano. La determina citata guarda caso è a firma di Raniero De Filippis (conosciuto alle cronache, come l’uomo dai 100 incarichi!), arrestato insieme all’avv. Cerroni il 9 gennaio 2014.

In breve, il governatore Marrazzo, nelle sue ultime ore da Commissario speciale ai rifiuti, autorizzò le prove per la messa in funzione del gassificatore senza  preoccuparsi che queste avvenissero in una situazione di sicurezza per i cittadini ed i lavoratori stessi dell’impianto. Il 5 agosto 2008, il Comitato Malagrotta riuscì ad ottenere un incontro con l’allora Prefetto di Roma Carlo Mosca, in cui erano presenti anche i rappresentanti delle istituzioni locali, alcuni dirigenti della Protezione civile ed il comandante dei vigili del fuoco. Quest’ultimo dichiarò al prefetto  di non aver effettuato nessun controllo, perché le caratteristiche dell’impianto escludevano la necessità di controlli preventivi da parte dei VVF, che comunque per poterli effettuare avevano bisogno della richiesta del Certificato Prevenzione Incendi da parte del Colari. Il prefetto Mosca sollecitò i VVF ad effettuare un sopralluogo e da questo si scoprirono diverse mancanze nelle autorizzazioni. Qualche giorno dopo, I Carabinieri del CCTA (Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente), su ordine della Procura di Roma, procedettero in data 11/11/2008, al sequestro preventivo del gassificatore di Malagrotta disposto dal GIP di Roma. Il gassificatore, così come avevano riferito i membri del Comitato Malagrotta al prefetto Mosca,sottoposto al vaglio dei carabinieri del CCTA, risultò privo della indispensabile “Certificazione di Prevenzione Incendi”, non rispondendo, nel contempo, ad altri requisiti di legge. Tali inadempienze furono riferite dai carabinieri al Procuratore della Repubblica di Roma ed ai titolari del procedimento penale che chiesero, in via d’urgenza, al GIP il sequestro preventivo dell’impianto. Il GIP peraltro autorizzò l’accesso e l’uso al solo fine di consentire il completamento dei lavori necessari alla messa in sicurezza dell’impianto, per poter così richiedere ed ottenere il nulla osta dei Vigili del Fuoco, necessario per l’attivazione dell’impianto. Su questo venne aperta un indagine da parte della magistratura, poi sfociata nella condanna del 23 aprile 2014,  nei confronti di Cerroni e Rando;

Per un’ incredibile coincidenza temporale, il prefetto Mosca fu sostituito proprio il giorno della mancata autorizzazione del gassificatore, ovvero il 29 ottobre 2008, dal dott. Pecoraro, attuale prefetto di Roma.

Accesso atti del M5S al GSE.
Si scoprono ulteriori documenti che dimostrano quanto fosse strutturato il c.d. sistema Cerroni.

In data 12/06/2013 l’interrogante, on. Stefano Vignaroli, viste le innumerevoli irregolarità riscontrate nei diversi impianti di proprietà Colari, presentava  istanza di richiesta di accesso agli atti dell’istruttoria compiuta dal GSE per la stipula della convenzione preliminare con il Consorzio Colari e relativa all’impianto di gassificazione. Leggendoli con attenzione, si scopriva di una fitta corrispondenza intercorsa tra Cerroni ed il GSE nel corso degli anni, ed il tono arrogante spesso utilizzato dal Supremo fa intendere, senza ombra di dubbio,  quanto costui si sentisse onnipotente ed al di sopra della legge.

Anno 2009. Dal 27 ottobre 2009 Esterino Montino ( Pd) al 16 aprile 2010 sostituisce Marrazzo dimissionario.  Cerroni chiede una prima proroga di 18 mesi al GSE.

La constatazione che il gassificatore funzionasse poco e male è evidenziata dallo stesso Cerroni, in una raccomandata del 29/12/2009, prot.272 ( pag227 doc GSE_Colari), inviata al GSE, laddove l’imprenditore affermava che “le problematiche tecnologiche dell‘impianto non hanno ancora consentito a tutt‘oggi di arrivare a regime e di avere una produzione elettrica stabile”.

Dagli atti richiesti al GSE, si rinveniva che il Colari, ai sensi del Provvedimento Cip6/92, ottenne inizialmente dal GSE una proroga di 18 mesi del periodo di avviamento, vista la complessità dell’impianto e la tecnologia utilizzata (raccomandata del 14/1/2010, pag.232 doc GSE_Colari). Lo stesso Consorzio, con richiesta del 29/07/2010 prot. 179( pag.233 doc GSE_CGSE_Colari) e sollecito del 20/10/2010 prot.236( pag.234 doc Gse-Colari) chiese inoltre al GSE autorizzazione per il superamento della soglia minima di apporto di combustibile fossile fino ad un massimo del 10% anziché il 5% previsto (Doc GSE pag 233 e 234).

Anno 2011, Presidente della regione Lazio è Renata Polverini (Centrodestra).
In carica dal 16 aprile 2010 al 12 marzo 2013.
Il GSE  nega ulteriori proroghe all’impianto. Cerroni , dal canto suo, comunica loro di aver autonomamente staccato l’impianto dalla rete elettrica pubblica; il GSE lo contesta.

In data 28/07/2011, prot.214 ( pag.236 doc GSE- Colari) sempre il Colari, pretese dal GSE ancora un’ulteriore proroga della convenzione al 30/09/2011 e contestualmente espresse la volontà in quella data di fermare la linea dimostrativa e procedere alla realizzazione delle ulteriori due linee di gassificazione per portare l’impianto a 48 MW di potenza.

Il GSE, in data 10/08/2011 (pag.236 doc Gse- Colari), comunicava al Consorzio il mancato accoglimento della richiesta relativa agli incentivi Cip 6/92. La perdita degli incentivi dovuta al mancato funzionamento della linea dimostrativa di gassificazione sarà poi definitivamente bloccata dalla procedura di infrazione 2003/2246 della Ce e da una successiva  sentenza del Consiglio di Stato ( N.01015/2012 Reg.Prov.Coll.-N.05385/2008 Reg.Ric.) che abolì tale tipo di incentivo a fonti come il CDR, che non possono essere annoverate tra quelle rinnovabil. Motivi per cui alla data odierna le ulteriori due linee di gassificazione non sono state né realizzate, né installate.

In data 12/ 08/2011, con prot. 227 ( pag.238 doc GSE- Colari) Cerroni prende atto di quanto deciso dal GSE con lettera prot. GSE/P20110045833 dl 10/08/2011 e comunica a quest’ultimo con una certa tracotanza,  che provvederà alla fase di arresto e messa in sicurezza dell’impianto, considerando sospesa la Convenzione Cip6/92 in essere. Inoltre comunica altresì che provvederà anche allo smaltimento del Syngas, producendo di conseguenza dell’energia elettrica  che verrà utilizzata esclusivamente per auto alimentazione degli impianti ausiliari e senza connessione con la rete pubblica.

In data 29/08/2011 con prot. 234 ( pag.238 del doc Gse-Colari) conferma al GSE che dalla terza settimana di agosto, il gassificatore di Malagrotta funzionava con marcia in isola, rimanendo pertanto scollegato dalla Rete Elettrica Pubblica ( Acea).

Il GSE il 2/09/2011 ( pag.240 doc Gse- Colari), rimetteva copia della missiva Colari di cui sopra, alle società Terna SpA ed  Acea distribuzione SpA, ricordando a Cerroni di non avere preventivamente avvisato con debito anticipo, la data di inizio del funzionamento con marcia in isola, con produzione dell’impianto di Malagrotta solo in autoconsumo, riservandosi altresì di imputare al Colari le eventuali complicazioni della regolazione economica dello sbilanciamento, dovute al ritardo nella comunicazione.

Il 16/09/2011 con prot. 258 ( pag.244 doc Gse-Colari), Cerroni riconferma al GSE il fermo definitivo della linea sperimentale del gassificatore e  l’istallazione delle linee 2 e 3, in ottemperanza ai disposti dell’Ordinanza del Commissario all’emergenza rifiuti. Alla data odierna, le ulteriori due linee di gassificazione non sono state né realizzate, né installate. L’impianto verrà definitivamente fermato il 30/09/2011.

Anno 2012. Cerroni presenta una tecnologia completamente diversa dal precedente progetto. La Regione chiede al Colari di ripresentare nuova domanda, perché le modifiche presentate al progetto sono sostanziali. Ciò non avverrà.

Con Deliberazione del Consiglio Regionale del 18 gennaio 2012, n. 14 venne approvato il piano di Gestione dei Rifiuti del Lazio ai sensi dell’articolo 7, comma 1 della legge regionale 9 luglio 1998, n. 27 (Disciplina regionale della Gestione dei Rifiuti). All’interno del documento è programmata la riaccensione della prima linea e la costruzione ed attivazione della seconda e terza linea del gassificatore di Malagrotta. Detto  piano rifiuti è ancora attualmente vigente.

Il 12/03/2014 con prot.4905, il consigliere del gruppo capitolino del M5s, Enrico Stefàno, sollecitato dall’interrogante, richiedeva al Dipartimento Tutela Ambientale-Protezione Civile del Comune di Roma, copie della variante d’opera del gassificatore di Malagrotta, nonché  di tutti i verbali delle conferenze dei servizi tenutesi dal 2010 ad oggi.

Dalla lettura dei documenti sopracitati, si veniva a conoscenza che Il Colari, con nota prot. 56 del 22/03/2012 (pag.140 doc Colari) acquisita al protocollo regionale n. 58262 del 26 marzo 2012, comunicava alla Regione Lazio la volontà di avviare la costruzione delle due linee di gassificazione definitive.

La Regione Lazio con nota prot. 98407/DB/04/13 del 21/05/2012 (pag 140 doc Colari), rispose al Consorzio, decretando la necessità di approfondire gli aspetti vincolistici  del progetto, visto che le opere progettate e da realizzare insistevano su aree non valutate precedentemente in sede di autorizzazione e di  valutazione di impatto ambientale. In particolare, l’intervento appariva collocarsi all’interno della fascia di rispetto di 150 metri dal corso d’acqua Rio Galeria, considerato fattore escludente con un grado di vincolo condizionante, ai sensi del D.C.R. 18 gennaio 2012 n. 14, ovvero il piano regionale rifiuti vigente.

Oltre ciò, la tecnologia presentata dal Colari risultava essere differente da quella autorizzata, in quanto veniva proposto, un diverso processo di combustione del gas di sintesi, un diverso processo di trattamento dei fumi a valle del processo di combustione, l’eliminazione della tecnologia per la depurazione del gas di sintesi e del ciclo combinato turbina/caldaia a recupero, nonché una serie di modifiche sia impiantistiche che logistiche ed inoltre il processo di gassificazione utilizzava elementi ausiliari quali coke e calcare, oltre al combustibile primario Cdr/Css.

Le notevoli modifiche addotte dal Colari e ritenute sostanziali, indussero gli uffici regionali a chiedere che il progetto venisse ripresentato con nuova domanda.

Sottile diventa Commissario delegato ai rifiuti.
Per Cerroni le modifiche apportate al progetto sono varianti non sostanziali e l’ufficio commissariale lo accontenta.
Spuntano dubbi sull’ubicazione topografica del gassificatore rispetto a vincoli urbanistici.

A fine maggio 2012, all’indomani delle dimissioni del Commissario delegato Giuseppe Pecoraro, venne nominato in sua sostituzione il dott. Goffredo Sottile e l’iter del progetto ripartì sotto forma di variante non sostanziale.

Il 29/06/2012, con nota prot. 122 ( pag.142 doc Colari)pervenuta presso il Dipartimento Economico ed occupazionale della Regione Lazio il 4/07/2012 con prot. 129206/04/13, il Colari presentò Istanza di riesame sottoponendo agli uffici regionali il parere di merito dell’Ing. Renato Gavasci, professore ordinario di Ingegneria sanitaria ambientale presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Costui ravvedeva nel progetto Colari un carattere palesemente non sostanziale delle varianti proposte. Nel contempo, Manlio Cerroni comunicò agli uffici regionali, di aver preso atto del rilievo concernente la distanza dalla fascia di rispetto, provvedendo agli opportuni aggiustamenti alla documentazione grafica.

Con nota prot 139 del 18/07/2012 (pag.139 doc Colari) il consorzio Colari trasmetteva le nuove modifiche della centrale di gassificazione, richiedendo l’ammissione delle stesse a procedimento di “variante non sostanziale” della precedente Autorizzazione Integrata Ambientale già rilasciata con determinazione dirigenziale n. B3692 del 13/08/2009, in quanto, a suo avviso, non era stato modificato il valore totale di 182.500 tonnellate annue di Cdr/Css trattato.

La Regione rispose all’istanza di modifica in data 30/07/2012 con nota prot. 146248 (pag 135 doc Colari) ed avviò, con la supervisione del Commissario Sottile, riunioni con gli apparati tecnici degli enti locali per l’esame congiunto della documentazione ed in particolare, per discutere, ed eventualmente condividere, la proposta progettuale di modifica di realizzazione delle due linee di gassificazione.

Come riportato nella nota dell’area VIA della Regione Lazio prot. 36742 (pag.100 doc Colari) del 28/01/2013, vi furono due riunioni tecniche rispettivamente, il 4/10/2012 ed il 18/12/2012, durante le quali i diversi soggetti intervenuti ritennero non  ricorrere le condizioni per definire sostanziale la richiesta di variante e soprattutto secondo quest’ultimi, le variazioni non avrebbero prodotto effetti negativi e significativi sull’ambiente, come si evinceva dalla documentazione certificata dal gestore privato. Contemporaneamente si evidenziava che “il sedime dell’edificio relativo al gassificatore risultava traslato in direzione dell’impianto Malagrotta 2, rispetto a quella che doveva essere l’attuale ubicazione, mentre la prima linea (realizzata) nell’attuale sedime di progetto era rappresentata in una posizione parzialmente esterna al capannone. Inoltre, risultava un’interferenza dell’area con la fascia di rispetto del Rio Galeria, interferenza questa, che non si verificava nel progetto originario. Ciò premesso, gli enti convenuti in conferenza dei servizi, ritennero che la pronuncia già rilasciata poteva ritenersi valida, a condizione che non si verificassero variazioni rispetto ad aumenti quantitativi in termini di capacità di trattamento, di codici CER da trattare, di emissioni in atmosfera, di immissioni in ambiente esterno, di interferenze con vincoli paesaggistici, idraulici, idrogeologici e di natura ambientale in generale.”.

Già il giorno successivo all’ultima riunione, la Regione Lazio inviava richiesta di integrazioni.

In data 5/02/2013 con nota prot. 38( pag.70 doc Colari) pervenuta in Regione con prot. 24872-04/13 del 7/02/2013, il Colari inviava perizia giurata dell’ing. Piero Sirini che attestava “ la proposta migliorativa in esame non interferisce con vincoli paesaggistici, idraulici, idrogeologici e di natura ambientale” sulla base del rilievo topografico eseguito e restituito dal Geom. Roberto De Angelis, laddove verrebbe mostrato il rispetto del limite vincolistico di 150 metri rispetto al Rio Galeria.

Curiosamente, nessuna indicazione venne espressa riguardo ai vincoli archeologici presenti nel PTPR della Regione Lazio, in particolare dell’ eventuale interferenza con il sito archeologico di Monte Fiazzo e gli antichi tracciati viari. Come evidenziato dalla pubblicazione “Archeologia a Massimina” a cura di Daniela Rossi Diana e redatta per il Municipio XVI (ora XII) del Comune di Roma e dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma (scheda 3 a pag 39), “nel periodo compreso tra maggio 2006 e febbraio 2007, sono state condotte indagini archeologiche e paleoambientali nei pressi del sito interessato dalla realizzazione del nuovo gassificatore di Malagrotta. Le indagini hanno portato al rinvenimento di una serie di importanti tracce di attività insediative relative all’età del Bronzo e all’età arcaica” ma, “al momento di avviare le indagini, la collina si presentava decisamente compromessa a seguito di alcuni interventi di sbancamento e alterazione del piano di campagna imputabili alla conduzione di attività di cava e di coltivazione svolte nel corso del XX secolo”.

Anno 2013. Zingaretti è Presidente della Regione Lazio dal 12 marzo 2013.
A Ferragosto é convocata con breve preavviso la  Conferenza  Servizi e l’ARPA non riesce a partecipare.
Alla vigilia di Natale, l’assessore Civita e Zingaretti  comunicano che è necessario riaccendere il gassificatore.

Con nota prot. 137918 del 9/04/2013 ( pag.65 doc Colari) la Direzione Regionale Attività Produttive e Rifiuti, preso atto della perizia giurata attestante che l’edificio aveva subito traslazione in pianta e incremento in elevazione su prescrizione dei VV.FF., si pronunciava favorevolmente a quanto già valutato in sede di VIA.

In data 14/08/2013, prot. 312822 ( pag.63 doc Colari), alla vigilia di Ferragosto, la Direzione Regionale Territorio, Urbanistica, Mobilità e Rifiuti convocava una Conferenza dei Servizi per il giorno 20/08/2013 “per l’esame congiunto di tutta la documentazione trasmessa relativa alla modifica progettata e per le valutazioni del caso sulla proposta di modifica per la realizzazione delle due linee di gassificazione che si andranno ad affiancare a quella già esistente, unitamente al potenziamento della sezione energetica.”. “Stante la necessità di acquisire il parere Arpa Lazio sul piano di monitoraggio e controllo”, pur trovandosi in un procedimento per modifica non sostanziale che non ne prevede l’obbligatorietà, nei mesi successivi si susseguono richieste di integrazione e chiarimenti tra Arpa, Colari e uffici regionali.

Il 25/11/2013 (pag.60 doc Colari) si tenne una riunione tecnica, nel cui verbale il Direttore dell’Area ciclo Integrato Rifiuti della Direzione Territorio, Urbanistica, Mobilità e Rifiuti della Regione Lazio chiede:” alla società Colari di produrre in tempi brevi quanto richiesto, in particolare aggiornando le planimetrie ed il Piano di monitoraggio e controllo secondo come indicato.”Il Colari dichiara che: “l’aspetto di interconnessione con la discarica non c’è, in quanto il biogas da discarica non risulta necessario e verrà eliminato, mentre per quanto riguarda il nastro di collegamento tra il Tmb denominato Malagrotta 2 e il gassificatore è già dotato di pesa a monte con registro di carico e scarico, rendendo indipendente il collegamento tra i due impianti, peraltro gestiti da diverse società.”La Provincia, nella stessa seduta, sottolinea che le richieste di Arpa Lazio riguardano chiarimenti propedeutici alla messa in esercizio dell’impianto e che, nel frattempo, potrebbe essere acconsentita la realizzazione della modifica senza messa in esercizio.

A fine dicembre 2013, da organi di stampa si apprende la volontà del presidente della regione Lazio,  Nicola Zingaretti,  di riaccendere il gassificatore di Malagrotta.

In data 23/12/2013, viene rilasciata l’AIA per i Tmb di Malagrotta 1 e Malagrotta 2. La pubblicazione nel Burl  avverrà solamente in data 11/02/2014.

Il 9/01/2014 scade il mandato del commissario Goffredo Sottile. Nello stesso giorno, Cerroni e Rando verranno sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari.

In data 4/02/2014 la Regione continua a sollecitare il consorzio Colari a “rispondere a tutti i rilievi richiesti, inviando la documentazione integrativa necessaria. In particolare anche alla luce della Determinazione AIA n. G06042 del 23/12/2013 rilasciata per gli impianti Tmb di Malagrotta”.

Il 23/04/2014 Cerroni viene condannato ad un anno di reclusione dal tribunale di Roma, per falso in atti pubblici relativamente al gassificatore di Malagrotta.

In questa lunghissima disamina di atti e documenti riguardanti il gassificatore di Malagrotta, ciò che risulta con maggiore evidenza è che i diversi presidenti succedutesi alla guida della Regione( Badaloni, Storace, Marrazzo,Polverini e Zingaretti), indipendentemente dai diversi partiti politici di cui erano e sono rappresentanti, hanno sostenuto ed avallato le folli richieste del monopolista Cerroni, senza tenere invece conto della tutela dell’ambiente, nonché del sacrosanto diritto alla salute dei cittadini romani. Molti degli atti riportati in questo testo sono a firma di alti dirigenti regionali, arrestati insieme al patron di Malagrotta il 9 gennaio 2014.

 

Tutto ciò premesso e considerato :-

se risulti agli atti per quali ragioni non siano stati tenuti presenti in relazione al gassificatore di Malagrotta i possibili rischi derivanti dalla collocazione dello stesso in una zona classificata a rischio di incidente rilevante e pertanto soggetto ai vincoli del decreto legislativo n. 334 del 1999, Seveso II;

 

se risultino agli atti motivazioni puntuali che portarono il Ministero dell’ambiente – come si evince dal testo della deliberazione n. 1/2005/G della Corte dei Conti – a non dare l’assenso sul bando di gara per l’affidamento della concessione di costruzione e gestione degli impianti di incenerimento nella ragione Lazio;

 

se risultino agli atti riscontri alla nota del dipartimento della protezione civile DPC/CG/61223 del 30 novembre 2006 e ai ripetuti solleciti rivolti dal medesimo dipartimento con riferimento ai rilievi suscitati dalla ordinanza commissariale n. 16 del 26 marzo 2005 ed in particolare con riferimento all’affidamento dell’opera;
se sia stato trasmesso alla regione Lazio ogni documento in possesso del Governo e della gestione commissariale al fine di consentire alla Regione di disporre di ogni elemento di cognizione necessario alla corretta valutazione dell’opportunità di riaccensione del gassificatore di Malagrotta.

 

Roma, 9 maggio 2014

On. Stefano Vignaroli

 

 P.S.: presto pubblicherò altre verità nascoste….

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