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1 maggio: un pensiero a Roberto Mancini

1 maggio: un pensiero a Roberto Mancini

Roma, 1. 05. 2014

Oggi voglio rivolgere un  pensiero a chi un lavoro vorrebbe averlo e non lo trova, uno a chi è SCHIAVO DEL LAVORO e uno grande a chi HA PERSO LA VITA per il lavoro.
In particolare penso a Roberto Mancini ,
sostituto commissario, un servitore dello Stato, ABBANDONATO DALLO STATO. È morto a 53 anni, dopo una malattia durata 12 anni. 

Dal 1994 al 1997 aveva prestato servizio al Centro Interprovinciale Criminalpol Lazio-Umbria-Abruzzo, dove si era occupato tra l’altro del fenomeno delle ecomafie e del rinvenimento di discariche abusive di rifiuti pericolosi.
Ottimo poliziotto investigatore, limpido e tenace,  ha portato  avanti il suo lavoro, nonostante lo Stato abbia messo in un cassetto i suoi documenti. Ha collaborato con la Commissione Parlamentare di inchiesta sui rifiuti : nei primi anni ’90 aveva iniziato a lavorare sul traffico illecito di rifiuti in Campania. Nel 1996, dieci anni prima dell’uscita del libro “Gomorra” di Roberto Saviano, consegnò un’informativa alla Procura di Napoli che verrà presa in considerazione soltanto nel 2011. La documentazione  consegnata da Mancini svelava nel dettaglio attraverso intercettazioni, pedinamenti, dichiarazioni di pentiti, i nomi delle aziende del Nord coinvolte nel traffico e descriveva i rapporti tra camorra, massoneria e politica.

Mancini si è ammalato RESPIRANDO ESALAZIONI DEI RIFIUTI: lo ha ucciso un linfoma non-Hodgkin, un cancro al sangue, conseguenza dei veleni respirati durante anni di lavoro tra rifiuti tossici e radioattivi.

E’ stato ” liquidato” dalla Camera dei Deputati e dal Ministero con 5000 euro di risarcimento, una volta riconosciuta la causa di servizio.
Il Movimento 5 Stelle ha chiesto e ottenuto almeno i funerali di Stato… quello Stato che ha permesso tutto ciò e che sarà presente sabato ai funerali.
Io parteciperò in disparte, da privato cittadino, provando vergogna e indignazione per  questa morte e per la latitanza dello Stato in questa vicenda.

La moglie Monika ha rivolto un appello allo Stato: “Spero che le sofferenze che Roberto ha dovuto sopportare per aver servito lo Stato contro le ecomafie in Campania non cadano nell’indifferenza delle istituzioni e dell’opinione pubblica e mi auguro che il suo ricordo possa servire da esempio per tutti coloro che non vogliono arrendersi a chi vuole avvelenare le nostre terre, le nostre vite”.

Per me lui è un esempio.


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