Home | Attività Politica | Cronistoria del commissariamento RIFIUTI nel LAZIO: mia interpellanza urgente al Ministro Orlando
rifiuti lazio

Cronistoria del commissariamento RIFIUTI nel LAZIO: mia interpellanza urgente al Ministro Orlando

Roma, 21. 01. 2014

Quello che segue è il testo stenografico dell‘interpellanza urgente che ho presentato al Ministro  dell’Ambiente Orlando,  lo scorso 17 gennaio.

Nella prima parte del mio intervento, illustro l’interpellanza al Ministro con una cronistoria del commissariamento e dei siti laziali.

Nella seconda parte, il Ministro  mi risponde.

Nella terza parte,  replico al Ministro: illustro alcune realtà del Lazio ( Malagrotta, Albano,Riano, Corcolle, Colleferro, Fiumicino…) che presentano forti criticità in materia di rifiuti ed espongo il programma rifiuti del M5S e le mie considerazioni personali.

 

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.

(Iniziative in ordine alla situazione della gestione del ciclo dei rifiuti a Roma e nel Lazio, in particolare alla luce delle recenti inchieste giudiziarie – n. 2-00368)

  PRESIDENTE. Passiamo all’interpellanza urgente Vignaroli n. 2-00368, concernente iniziative in ordine alla situazione della gestione del ciclo dei rifiuti a Roma e nel Lazio, in particolare alla luce delle recenti inchieste giudiziarie (Vedi l’allegato A –Interpellanze urgenti). 
  Chiedo al deputato Vignaroli se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

  STEFANO VIGNAROLI. Signor Presidente, signor Ministro, la ringrazio per la consueta disponibilità. Ancora una volta mi trovo qui a parlare del disastro in materia di rifiuti nel Lazio, e per farlo ho la necessità di esporre i molti fatti accaduti. 
  Innanzitutto, nella mia regione, si è quasi sempre utilizzato l’istituto del commissariamento in materia di rifiuti: questo metodo disastroso fu abbandonato solo nel 2008 e, dopo ben nove anni, l’assunzione delle funzioni tornò agli enti competenti, ovvero regione, provincia e comune, salvo poi riattivarlo nel 2011. 
  Il giudizio su questi anni di commissariamento nel Lazio fu bene espresso nella relazione della Commissione rifiuti della scorsa legislatura con una sola parola: «fallimento». Fallimentare perché si è sempre ricorso allo smaltimento in discarica come primo metodo, anziché privilegiare il riciclo. D’altronde, il commissariamentoha permesso alla politica tutta di non assumersi delle responsabilità scomode e affidare tutto ai commissari che, in virtù dei loro poteri speciali, potevano derogare alle direttive europee e italiane. 
  Ricordo ancora una volta a voi tutti che, nel giugno 2011, la Commissione europea riavviò la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, perché all’interno della discarica di Malagrotta veniva smaltito il rifiuto tal quale, in violazione della direttiva 1999/31/CE. Questo ammonimento, a marzo 2013, ha comportato il deferimento del nostro Paese alla Corte di giustizia europea. Dunque, solo pochi mesi dopo l’avviso dell’Unione europea, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 22 luglio 2011 venne dichiarato lo stato d’emergenza nel territorio della provincia di Roma fino al 31 dicembre 2013 e, finalmente, grazie alla Comunità europea, lei, Ministro, chiuse Malagrotta e si rese necessario trovare un sito alternativo. Sottolineo «grazie all’Europa» e non a chi ha sempre governato, in particolare, in regione. 
  Con l’ordinanza n. 3963 del 6 settembre 2011, il Presidente del Consiglio, Berlusconi, nominò il prefetto di Roma, Pecoraro, commissario per il superamento della situazione di emergenza, attribuendogli il gravoso compito, che, ripeto ancora una volta, la politica non intendeva avocare a sé, di garantire, con poteri straordinari, l’individuazione e la realizzazione di una o più discariche provvisorie, nonché l’ampliamento di discariche preesistenti e la costruzione di un nuovo impianto TMB. Il 24 ottobre 2011, Pecoraro individuò quali siti alternativi a Malagrotta: Corcolle e Quadro Alto, nel comune di Riano. 
  Per quanto riguarda Corcolle, il Mibac si dimostrò da subito contrario alla scelta di questo sito, motivando la contrarietà in ragione alla vicinanza a Villa Adriana, patrimonio culturale Unesco. L’8 marzo 2012, fu indetta la conferenza dei servizi per l’approvazione del progetto della discarica affidata alla Cidiemme Srl. Alla conferenza parteciparono: il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, la regione, l’ARPA, il comune di Roma, la soprintendenza per i beni archeologici, la provincia, l’Autorità di bacino del fiume Tevere, l’Acea ed ingegneri. Nel corso della conferenza dei servizi, in molti espressero parere contrario. Ad oggi mi viene da pensare – supportato anche dalla recente inchiesta che ha portato agli arresti – che questo sito fu scartato non solo perché vicino a Villa Adriana, ma soprattutto perché non era proprietà di Cerroni. 
  Voglio soffermarmi su Riano. Il sito di Quadro Alto è una gigantesca cava di tufo di ben 50 ettari, nella quale, ovviamente, sarebbe stato sversato tal quale. La circostanza più curiosa è che Quadro Alto fu comprato da Cerroni il 13 ottobre 2011, ovvero, casualmente, pochi giorni dopo l’annuncio della scelta di Pecoraro. Il contratto di compravendita prevedeva che nella cava, solo se nei prossimi dieci anni si fosse costruita una discarica per rifiuti, chi vendeva avrebbe preso una percentuale sulle tonnellate di immondizia sversate. Insomma, Cerroni comprava a costo zero, perché sa che, se non potrà andare a Monti dell’Ortaccio, che è il suo vero e reale obiettivo, guadagnerà su Riano. 
  Subito dopo la conferenza dei servizi e vista la girandola intorno a sé dei siti, fu richiesto da Pecoraro l’interessamento del Ministro Clini, che convocò, nel marzo 2012, l’allora governatrice del Lazio, Polverini, il sindaco di Roma, Alemanno, il presidente della provincia, Zingaretti, e il commissario Pecoraro, chiedendo loro un’effettiva collaborazione per acquisire tutti i dati relativi a ciascun sito individuato dalla regione, in modo tale da mettere in evidenza la fattibilità della realizzazione degli impianti. 
  Il 25 maggio 2012, il commissario Pecoraro rassegnava le sue dimissioni a seguito dei profili di inadeguatezza emersi sulle aree di Corcolle e Riano. Entrambi i siti vennero considerati dal Ministro Clini inidonei a divenire discariche. Alla luce di quello che sta emergendo dalle inchieste dei magistrati mi viene da pensare che fu indotto a dimettersi, oltre che per la sua incapacità, anche perché aveva osato scegliere Corcolle, sito non riconducibile a Cerroni. 
  Il 31 maggio 2012 la Commissione europea inviò all’Italia un parere motivato rispetto alla procedura d’infrazione su Malagrotta. Un documento durissimo in cui la Commissione contestava alla Polverini, oltre le inutili ordinanze di proroga alla discarica, soprattutto la mancata messa a regime dei quattro impianti TMB e la non costruzione di altri impianti. 
  Il 3 luglio del 2012 la Commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti approvava la sua seconda relazione sul Lazio e denunciava diverse questioni. Visto che le diverse amministrazioni precedenti non avevano agito concretamente per avviare un ciclo virtuoso dei rifiuti, si era consolidato il potere di alcuni che avevano approfittato delle mancanze della politica per ingrassare il proprio business. Secondo la Commissione, quindi, l’emergenza non era affatto imprevista. L’organismo parlamentare d’inchiesta esaminò nel particolare anche il decreto di nomina del commissario straordinario, evidenziando come il prefetto di Roma avesse compiuto le sue scelte affidandosi in via prioritaria solo al documento di analisi preliminare redatto dalla regione Lazio. Per il sito di Riano, il siting della regione, sul quale si basò Pecoraro, altro non era che un semplice «copia-incolla» (errori ortografici compresi) del progetto presentato da Cerroni nel 2009 su Quadro Alto. 
  Il 27 maggio 2012, l’ex prefetto Sottile, già commissario per i rifiuti nella regione Calabria con esiti, a nostro avviso, non proprio felici, fu nominato commissario delegato ai rifiuti per la provincia di Roma. Il primo atto di Sottile fu quello di proporre, quale sito idoneo per la realizzazione di una discarica temporanea, l’invaso di Pian dell’Olmo, anche questo ricompreso tra i sette siti individuati nel siting della regione Lazio ed anche questo nella disponibilità di Cerroni, così come comprovato dalla VIA presentata dal Colari nel 2009. 
  Il sito distava solo pochi metri dall’invaso di Riano, già ritenuto inidoneo dal Ministro Clini. 
   Il 27 giugno, con decreto del Ministero, veniva, da lei Ministro, prorogata la nomina del dottor Sottile fino alla data del 7 gennaio 2014; il decreto ampliò addirittura i poteri commissariali. 
  Il 10 agosto 2012, il consorzio Colari, di proprietà dell’avvocato Cerroni, come da copione, presentava l’istanza per la realizzazione di una nuova discarica per rifiuti speciali sita in località Monti dell’Ortaccio, a pochi metri dalla discarica di Malagrotta. 
  Sottile, subito dopo aver scartato Pian dell’Olmo, decise che Monti dell’Ortaccio era il sito adatto per sostituire Malagrotta, ed infatti il 23 agosto 2012 disponeva che l’ufficio commissariale assumesse la competenza per il procedimento AIA di Monti dell’Ortaccio, indicendo la conferenza dei servizi con le amministrazioni competenti. 
  Anche qui voglio soffermarmi: Sottile sceglie Monti dell’Ortaccio, sempre di Cerroni e a pochi metri da Malagrotta, nonostante in molti avessero già espresso pareri negativi. 
  Il 24 settembre 2012, durante la conferenza di servizi, gli enti istituzionali interpellati resero pareri scritti negativi, in merito alle soluzioni su Monti dell’Ortaccio fornite dal Colari. Ciò nonostante il 27 dicembre 2012 il commissario Sottile firmava l’AIA, autorizzando Monti dell’Ortaccio a divenire nel breve periodo la nuova discarica di Roma. 
  Le non superate osservazioni emerse in conferenza di servizi costringevano Sottile ad imporre nell’AIA diverse prescrizioni. Tra tutte, quella di subordinare il conferimento dei rifiuti nella discarica alla presentazione di un modello idrogeologico redatto dalle università o da un ente pubblico, su di un’area, sufficientemente vasta, da includere i corpi idrici recettori e tutte le fonti di inquinamento potenziali, dai quali risultasse l’assenza del pericolo di inquinamento della falda. 
  Ricordiamoci che il commissario ha il potere di bypassare le regole, e questo non piace nemmeno all’Europa. In questo caso l’autorizzazione AIA veniva rilasciata dal commissario senza aver superato la necessaria procedura di VIA. 
  Viste le rimostranze da parte dei cittadini residenti di Malagrotta, che da molti anni vedono calpestato il loro diritto alla salute, e considerando la procedura anomala, alcuni senatori del MoVimento 5 Stelle chiedevano il 17 settembre 2013 di audire in Commissione ambiente il commissario Sottile, per conoscere la ragione della scelta di un sito già dichiarato inidoneo. Durante detta audizione, Sottile ammetteva candidamente: «Dei sette siti, l’unico che alla fine delle nostre rapide istruttorie ci sembrò idoneo, è stato quello di Monti dell’Ortaccio, che non ha incontrato l’adesione di alcun ente territoriale. È stata una decisione che io ho preso in solitaria». 
  Identica dichiarazione il commissario rilasciava in regione. Anche al giornalista del Fatto Quotidiano che gli chiedeva come mai avesse scelto Monti dell’Ortaccio il commissario rispondeva: «Perché mi fido del privato». Non vi sembra assurdo che un funzionario pubblico dica una cosa del genere ? Nei mesi successivi si veniva a conoscenza che alcune associazioni di cittadini avevano impugnato al Tar l’AIA emessa. Dalla stampa si apprendeva che lo studio in realtà era concluso da agosto 2013, anche se le autorità preposte dichiaravano di non esserne a conoscenza. Questo studio condotto dall’università La Sapienza di Roma spinse gli autori a concludere che non si poteva affermare l’assenza del pericolo di inquinamento della falda acquifera attorno all’erigenda discarica; dunque, ancora una volta veniva confermato quanto denunciato dai cittadini. 
  Questa cronistoria dimostra senza ombra di dubbio che la gestione commissariale sia stata sempre fallimentare e onerosa per i contribuenti, ed inoltre che la scellerata gestione abbia sempre favorito il monopolista Cerroni. Il 9 gennaio 2014 i NOE, coordinati dalla procura della Repubblica di Roma, procedono all’arresto di sette persone, tra cui Manlio Cerroni. Questi i reati che avrebbero commesso: associazione a delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, attività di gestione dei rifiuti non autorizzata, frode nelle pubbliche forniture, truffa in danno di enti pubblici e falsità, deviazione delle acque, realizzazione di opere urbanistiche in assenza di permesso. 
  Che dire, onorevoli colleghi, non pensate che siano accuse gravissime ? Oltre ai sette arrestati, altre quattordici persone – ma potrebbero aumentare – hanno ricevuto un avviso di garanzia, e molti di questi sono dirigenti regionali. I profili illeciti emersi dalla magistratura sono riconducibili: alla gestione dell’impianto di raccolta e trattamento dei rifiuti di Albano Laziale e agli imbrogli sul CDR prodotto nell’impianto e smaltito in discarica; al termovalorizzatore di Albano Laziale (il commissario speciale, allora Marrazzo, dava fuori tempo massimo la possibilità al Consorzio CO.E.MA., nato dall’unione tra Cerroni, AMA e ACEA, di costruire un nuovo inceneritore e di usufruire dei famosi «CIP 6»); alla realizzazione di un invaso per una discarica in località Monti dell’Ortaccio, come dicevo prima (il gruppo Colari operava una trasformazione urbanistica in assenza di qualunque autorizzazione, smaltendo inoltre illecitamente circa 3 milioni di metri cubi di terra da scavo, facendo entrare nelle tasche di Cerroni ben 8 milioni di euro); all’attribuzione delle tariffe per lo smaltimento dei rifiuti ed alle ordinanze nei comuni di Anzio e Nettuno (con la complicità di funzionari della pubblica amministrazione che fecero in modo che la società Rida Ambiente concorrente del Colari non potesse lavorare). 
  In definitiva, illustri colleghi, l’ordinanza coercitiva ci dice che Cerroni e la sua rete hanno compiuto fatti di inaudita gravità. Voglio sottolineare che la distorsione del sistema di gestione dei rifiuti nel Lazio determinata dal «modello Cerroni» era evidente ben prima del provvedimento della magistratura dei giorni scorsi, le denunce e le azioni di cittadini, associazioni e comitati avevano già messo in luce le profonde anomalie che si celavano dietro il regime monopolistico creato con la complicità della pubblica amministrazione. Sempre nel provvedimento della magistratura viene effettuata una ricostruzione storica della gestione dei rifiuti nella Capitale, evidenziando in modo chiaro il singolare raccordo pubblico-privato, tutto a vantaggio del secondo. Preoccupa che gli amministratori e le forze politiche che si sono succedute non si siano rese conto della gravità di una situazione che ha portato la regione Lazio ad essere una delle meno virtuose nel campo della gestione dei rifiuti. 
  Alla luce di quanto emerso da questa indagine penale, chiediamo di sapere: in che modo il Governo intenda affrontare il gravissimo problema evidenziato, e se intenda assumere iniziative dirette a rinnovare lo stato di emergenza e dunque a nominare un nuovo commissario o a riconfermare il dottor Sottile; se il Governo sia in grado di dire quanto sia costata al cittadino contribuente l’inefficiente struttura commissariale; come intenda agire affinché l’attività degli impianti (TMB) sia comunque garantita in modo qualitativo e non quantitativo, onde evitare la definitiva condanna dell’Italia da parte della Corte di giustizia europea; come intenda agire il Governo rispetto ai fatti riportati nell’ordinanza, emessa dal giudice per le indagini preliminari Battistini, innanzitutto in merito al danno ambientale e morale che molti cittadini del Lazio hanno dovuto subire, dovuto ad enormi responsabilità delle amministrazioni locali, e che la gestione commissariale dei rifiuti non è stata in grado di risolvere; se sia noto quali siano le ragioni per le quali le copiose richieste di accesso agli atti non abbiano avuto esito positivo con gli enti gestori, che si sono spesso trincerati dietro un inaccettabile quanto arrogante silenzio; se il Governo intenda fornire dettagliati elementi sul sistema dei rifiuti laziale, sia attraverso un quadro delle aree e degli impianti, sia cercando di quantificare il danno economico ed ambientale che le scelte sulla gestione dei rifiuti hanno causato all’intera collettività.

  PRESIDENTE. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Andrea Orlando, ha facoltà di rispondere.

  ANDREA ORLANDO, Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, per quanto indicato nell’interpellanza urgente presentata dall’onorevole Vignaroli e altri, sembra anzitutto doverosa una precisazione rispetto alla puntuale ricostruzione delle vicende pregresse concernenti le problematiche della gestione dei rifiuti del Lazio, contenuta nell’interpellanza. 
  Per fare fronte a dette problematiche è stato originariamente utilizzato lo strumento del commissariamento mediante ordinanze di protezione civile, ai sensi dell’articolo 5 della legge n. 225 del 1992: sulla base della dichiarazione di emergenza nel settore dei rifiuti della regione Lazio, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 luglio 2011, è stata adottata l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 6 settembre 2011, n. 3963, che ha nominato commissario il prefetto di Roma nella persona del prefetto Pecoraro. A seguito delle dimissioni del prefetto Pecoraro, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 27 gennaio 2012, a firma del Presidente Monti, è stato nominato il commissario prefetto Sottile. 
  Il comma 1-bis, introdotto nel citato articolo 5, ha poi previsto un limite massimo di durata per detta ordinanza. È, quindi, sopravvenuto l’articolo 1, comma 358, della legge n. 228 del 2012, che ha specificatamente preso in considerazione la perdurante situazione di grave criticità nella gestione dei rifiuti urbani nel territorio della provincia di Roma, e al dichiarato fine di non determinare soluzioni di continuità nelle azioni in corso per il superamento di tale criticità, ha previsto la nomina di un commissario, che provvedesse in via sostitutiva degli enti competenti in via ordinaria. 
  In base a detta normativa, con decreto ministeriale 3 gennaio 2013, il Ministro Clini ha nominato commissario il prefetto a riposo Sottile. I poteri del commissario sono stati prorogati e precisati, con decreto ministeriale 25 marzo 2013, dallo stesso Ministro Clini e, subentrato il Governo Letta, con il decreto ministeriale in data 27 giugno 2013, modificato con decreto ministeriale 30 settembre 2013. 
  L’autorizzazione integrata ambientale regionale in data 27 settembre 2012 per il sito di Monti dell’Ortaccio, risulta rilasciata dal commissario Sottile sulla base dei poteri attribuitigli dall’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3963 del 2011 e sulla base dell’incarico conferito con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 maggio 2012. 
  Evidentemente, dunque, l’intera sequenza procedimentale, che ha condotto al rilascio di detta autorizzazione, risulta effettuata in epoca largamente antecedente l’assunzione del mandato ministeriale da parte mia e con riferimento ad un contesto istituzionale e ad un quadro conoscitivo ben diversi da quello attuale. 
  D’altro canto, il decreto ministeriale 27 giugno 2013 non ha disposto un ampliamento acritico dei poteri commissariali, bensì ha individuato un modo più puntuale ed aggiornato di utilizzare le attività commissariali che, in quel momento, si riteneva potessero contribuire ad avviare alla normalità la gestione dei rifiuti nell’area metropolitana. Si tratta: della prosecuzione delle azioni necessarie per assicurare che gli impianti di TMB possano operare al 100 per cento della loro capacità autorizzata; dell’utilizzo dell’impianto di tritovagliatura di Rocca Cencia; dell’utilizzo, ove strettamente necessario a causa della mancanza di alternative, degli altri impianti di TMB presenti in ambito regionale, mediante atti negoziali, di espropriazione o mediante requisizione; dell’autorizzazione alla realizzazione e gestione delle discariche per lo smaltimento dei rifiuti urbani nonché di impianti per il trattamento di rifiuto urbano indifferenziato e differenziato, nel rispetto della normativa comunitaria, nazionale e tecnica di settore; dell’individuazione di una soluzione di una discarica alternativa a Malagrotta. 
  Riguardo a detto ultimo aspetto, il decreto ministeriale 27 giugno 2013, per tener conto delle generali esigenze di trasparenza, partecipazione e leale collaborazione tra i livelli istituzionali, ha dato luogo ad una procedimentalizzazione dell’esercizio dei poteri sostitutivi del commissario, attribuendo al commissario il compito di effettuare quelle valutazioni tecnico-discrezionali che in via ordinaria non erano state effettuate, e di proporre conseguentemente le soluzioni opportune, prevedendo in ordine ad esse l’acquisizione delle valutazioni delle amministrazioni territoriali, regione, provincia e comune, rappresentative delle comunità su cui ricadono gli effetti delle relative decisioni, e riservando comunque ad un ulteriore decreto ministeriale l’approvazione definitiva di tale soluzione. 
  Non è superfluo, per questo e a questo punto, sottolineare che quanto disposto dal decreto ministeriale 27 giugno 2013 è risultato niente affatto gradito al consorzio Colari, tanto che ha provveduto ad impugnare il provvedimento dinanzi al TAR del Lazio, chiedendone l’annullamento. Il Colari, con detto ricorso, lamenta, in sostanza, che il decreto ministeriale 27 giugno 2013 non abbia tenuto debitamente conto proprio dell’esistenza dell’autorizzazione integrata ambientale per ubicare una discarica nel sito di Roma/Monti dell’Ortaccio, oltre che della pendenza di procedimenti autorizzatori, ad iniziativa dello stesso Colari, per localizzare discariche negli altri siti di sua proprietà di Riano/Quadro Alto e di Roma/Pian dell’Olmo. 
  E non è superfluo neppure ricordare, io credo, che, durante il mio mandato e nell’ambito dell’ultima gestione commissariale, in data 30 settembre 2013 la discarica di Malagrotta è stata definitivamente chiusa ai conferimenti; inoltre, è stato raggiunto il risultato che tutti i rifiuti prodotti dai comuni di Roma Capitale, Fiumicino e Ciampino e dallo Stato Città del Vaticano, vengono ora interamente trattati in impianti autorizzati ubicati nella regione Lazio, prima di venire avviati a smaltimento. Questo è il punto su cui insiste la procedura di infrazione. 
  Il commissario Sottile ha presentato una proposta di localizzazione di una nuova discarica provvisoria, in località Falcognana, ove conferire la frazione organica stabilizzata e i residui del trattamento dei rifiuti, effettuato negli impianti autorizzati ubicati nella regione. 
  Nel frattempo il comune di Roma ha definito una soluzione di smaltimento alternativa: infatti, in esito a tale procedura di evidenza pubblica, l’AMA ha affidato a terzi l’appalto per il trasporto e lo smaltimento fuori regione degli scarti di lavorazione e della frazione organica stabilizzata, che residuano dal trattamento dei rifiuti indifferenziati, effettuato negli impianti autorizzati ubicati nella regione, a partire dall’ottobre 2013. 
  Insomma, da un lato, si è avviata la possibilità di utilizzare in via provvisoria la discarica di Falcognana, ma come via principale si è percorsa la strada di provare a trovare una allocazione dei rifiuti che non rendesse necessario l’utilizzo della discarica di servizio, peraltro non giunta al compimento del procedimento autorizzativo. Fortunatamente, la via prioritaria è stata quella che ha portato a buon fine, non rendendo a questo punto necessaria l’attivazione di una discarica di servizio. 
  La gestione commissariale è scaduta il 7 gennaio 2014. A questo punto, sull’opportunità di prolungare il regime di commissariamento, con un diverso, o con lo stesso, commissario, sto approfondendo le valutazioni con il comune di Roma, la regione Lazio e la provincia di Roma. 
  Ritengo, però, che in base al profilo che ritengo debba avere il nuovo commissario, si debba andare ad individuare una figura che abbia requisiti oggettivamente diversi, ove però – lo ripeto – si dovesse andare alla soluzione commissariale. Io ho posto alcune questioni rispetto a tale ipotesi. 
  Infatti, la situazione odierna di fatto è infatti diversa rispetto a due anni e mezzo fa, quando venne istituita la gestione commissariale. È aumentata significativamente negli ultimi sei mesi la quota di raccolta differenziata, che si sta avvicinando al 40 per cento, e l’incremento dei prossimi due anni dovrebbe portarla a oltre il 60 per cento. Dopo più di trenta anni è stata inoltre definitivamente chiusa, come ricordavo, la discarica di Malagrotta, la più grande discarica d’Europa. Sul piano politico sono state superate le divergenze tra diverse istituzioni, che nel recente passato hanno fortemente penalizzato la gestione del ciclo dei rifiuti e la possibilità di trovare soluzioni condivise. 
  Si stanno valutando le esigenze residue che giustifichino il ricorso a poteri commissariali, con una gestione che abbia caratteristiche diverse dalla precedente per oggetto e finalità, entro limiti assai più contenuti di quanto finora previsto. Il nuovo commissario, ove individuato e ove previsto, non potrà che essere un mero attuatore delle decisioni degli enti locali. Sarà quindi un facilitatore, un acceleratore delle procedure e soprattutto non sarà lui a dover individuare il sito per la discarica di servizio. 
  Siamo, quindi, in una situazione in cui stiamo valutando le cose e le valutazioni in atto riguardano ulteriori misure necessarie per garantire la piena operatività degli impianti esistenti per il trattamento meccanico biologico dei rifiuti, e comunque il coordinamento dell’attività degli impianti di TMB comunali e regionali, per conseguire una capacità complessiva nel trattamento dei rifiuti tale da poter fronteggiare anche le situazioni di picco o di temporanea inutilizzabilità per guasti e disfunzioni tecniche. 
  È per questo che, prima di assumere la decisione in ordine alla proposta di proseguire con l’utilizzo dell’istituto commissariale, ho chiesto alla regione e al comune di indicare con precisione qual è l’indicazione strategica in ordine all’individuazione degli impianti e quali sono le linee programmatorie con le quali si vuole uscire dalla fase emergenziale. È mia intenzione, infatti, subordinare la disponibilità a valutare l’ipotesi di un nuovo commissariamento alla presentazione di una programmazione concordata tra regione e comune sul piano rifiuti, alla garanzia di un ulteriore significativo incremento della raccolta differenziata ed a specifiche indicazioni riguardo il supporto industriale a tali obiettivi. 
  Su tali tematiche sono programmati incontri anche nei prossimi giorni, per proseguire il confronto coinvolgendo tutte le istituzioni competenti. In ordine ai costi pregressi della struttura commissariale, il Ministero è in attesa di ricevere una rendicontazione analitica della gestione cessata. Tutte le richieste di accesso pervenute da più parti (associazioni, cittadini, parlamentari) al Ministero in ordine alle problematiche in questione risultano evase, talvolta non appena ottenuti dal commissario gli atti e le informazioni richieste e non immediatamente disponibili. 
  In particolare, le richieste del gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle della XIV e dell’VIII Commissione della Camera in data 25 luglio 2013 e 8 agosto 2013 sono state riscontrate con nota 44864, in data 13 settembre 2013; quella a firma del presidente del gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle al Senato in data 16 settembre 2013 è stata riscontrata con nota protocollata 49010, in data 29 ottobre 2013. 
  Infine, per quanto riguarda i danni ambientali che dovessero emergere come conseguenza di scelte ed inerzie registrate in passato nella gestione dei rifiuti nel Lazio, il Ministero dell’ambiente valuterà, alla luce degli sviluppi dell’indagine penale, la costituzione di parte civile nel processo penale e, comunque, chiederà ai responsabili il ristoro dei pregiudizi che verranno accertati. 
  Per la quantificazione del danno ambientale ho conferito mandato all’ISPRA. In questa fase, gli uffici del Ministero sono a disposizione della magistratura inquirente per fornire ogni elemento utile in proprio possesso all’accertamento dei fatti e delle responsabilità soggettive.

  PRESIDENTE. Il deputato Vignaroli ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.

  STEFANO VIGNAROLI. Signor Presidente, signor Ministro, innanzitutto, visto che le amministrazioni locali hanno bisogno, come dice lei, di una «stampella», di un facilitatore, mi rivolgo agli amministratori locali e gli chiedo: dove eravate, voi, partiti al potere, che nel corso di questi anni avete governato il Lazio ? Cosa avete fatto per interrompere lo strapotere di Cerroni ? 
  Ve lo dico io: nulla ! E ve lo dice anche la Commissione per le petizioni del Parlamento europeo, che, l’anno scorso, abbiamo accompagnato in giro per i siti laziali e che ha contestato – parole testuali – «il comportamento irresponsabile delle cosiddette autorità responsabili». E ve lo dice anche la procedura di infrazione europea, che non riguarda, però, Ministro, solo Malagrotta, ma anche altre discariche laziali. 
  Va riconosciuto il merito al Ministro di avere chiuso la discarica di Malagrotta, ma, sia ben chiaro, tale impegno è semplicemente la conseguenza della spada di Damocle della multa che l’Europa poteva affibbiarci. Stiamo parlando di ben 500 mila euro al giorno, che metterebbero in ginocchio qualsiasi amministrazione. 
  Ai soldi non si comanda ! Dei cittadini, però, della Valle Galeria, di Albano, di Guidonia, di Fiumicino, di Riano, di Corcolle, di Colleferro – potrei continuare –, dei cittadini in generale e del loro sacrosanto diritto alla salute vi è mai importato nulla ? Di mettere in atto una reale gestione virtuosa dei rifiuti vi siete mai occupati ? La risposta è no, mai, e questo lo dimostrano i fatti. La procedura di infrazione europea è stata avviata solo grazie ai cittadini che, scontrandosi con l’indifferenza della classe politica italiana, si sono rivolti a Bruxelles. 
  Cittadini liberi che spesso nelle dinamiche di controllo territoriale, venivano sorvegliati dai partiti affinché non dessero troppo fastidio allo status quo e non scavassero troppo nel marcio. Senza l’Europa e la magistratura, supportata dai cittadini di Malagrotta e Albano in particolare, i partiti avrebbero continuato a permettere questo scempio.

Era chiaro da sempre che delegare la gestione dei rifiuti ad un unico privato e monopolista, sanciva la morte dello Stato. Ma questo faceva comodo ai partiti, ingrassava le tasche del monopolista e condannava i cittadini ! 
  Noi del MoVimento 5 Stelle crediamo nelle gerarchie sancite dall’Europa, in primis la riduzione a monte dei rifiuti e il riutilizzo, e su questo, tranne un generico e vuoto piano di riduzione dei rifiuti presentato recentemente dal Ministero dell’ambiente (tra l’altro è un obbligo europeo), tranne questo, nulla è mai stato messo in pratica. 
  Passando al riciclo, la politica laziale ha sempre e solo detto a mo’ di slogan: bisogna fare la differenziata. Stop. Innanzitutto, non è vero che arriveremo al 40, dal Testo unico ambientale dovremmo già oggi essere al 65 per cento. 
  Differenziata però non è sinonimo di riciclo. Il monopolio privato fondato sulle discariche e in parte sui «cancrovalorizzatori» ha tarpato le ali a tutte le piccole e medie imprese che vogliono investire negli impianti di preselezione e separazione del multimateriale differenziato, per poi riciclarlo effettivamente (sorvolo sul monopolio del Conai). Questo piccolo esercito di imprese e lavoratori, invece, creerebbe un indotto in tutto il territorio laziale. Questa tipologia di imprese non riesce a farsi strada, ed ora, alla luce dei fatti accaduti, con l’arresto di Cerroni, tutti possono immaginare il perché. 
  Se Roma oggi per magia passasse al 100 per cento di raccolta differenziata, non sapremmo dove mettere questa montagna. Se si fossero spesi denari per costruire impianti, in primis di compostaggio, il rifiuto umido, che collocato in discarica marcisce, al contrario in un impianto di compostaggio si trasformerebbe in compost fertile. Ma Roma ha un solo impianto che al massimo può trattare un quarto del rifiuto umido prodotto. 
  Il riciclo di materia, secondo noi del MoVimento 5 Stelle, è la sola via da seguire. Questo non ci stancheremo mai di dirlo. Ce lo dice anche una recente risoluzione europea: entro il 2020 non si potranno più bruciare o interrare rifiuti biodegradabili o riciclabili e, se faceste come me, che metto la mano dentro l’immondizia tutti i giorni e vivo a rifiuti zero, vi accorgereste che gran parte dei rifiuti è prodotta inutilmente, oppure è materiale riciclabile. Il resto basterebbe non produrlo, produrlo diversamente o metterlo in discariche di servizio, dopo però un adeguato trattamento. 
  Se questo pretrattamento fosse avvenuto correttamente (si ricorda, Ministro le foto che le ho portato delle buste che finivano come tal quale ?) e se ci fossero stati amministratori onesti a vigilare, ora di sicuro a Malagrotta non ci sarebbero gabbiani ed inquinamento. 
  Questi impianti fino a poco tempo fa lavoravano poco e male. Ora, grazie alla procedura di infrazione, devono lavorare tanto e quindi comunque male, perché sono a pieno regime e totalmente insufficienti. 
  A maggio mi incontrai con lei, Ministro, facendole presente che la Comunità Europea ne aveva verificato il mal funzionamento e che il tritovagliatore di Rocca Cencia, tanto caro a Cerroni e allo stesso Sottile (ovvero il commissario che si fida di Cerroni e che lei ha nominato), non rispetta i parametri di pretrattamento stabiliti a livello europeo. Lei Ministro, finalmente, il 6 agosto, fu costretto a ribadirlo in una circolare. Ringraziandola le chiesi: «E quindi come lo rimpiazziamo ?». E ora lei mi sta dicendo che punterà anche su quello. 
  Poi sollevammo la questione degli altri TMB di cui si conoscono, purtroppo solo dati quantitativi, ma non qualitativi. Infatti l’inchiesta giudiziaria lo rileva. 
  Mi permetto di chiedere al Ministro se sono state fatte le valutazioni analitiche sull’indice respirometrico, sia statico che dinamico, che, per chi non lo sapesse, è una misurazione attestante l’effettiva stabilizzazione del rifiuto umido prima di entrare in discarica. 
  Quando il MoVimento 5 Stelle sarà al Governo – mi permetto di aggiungere – oltre a stabilizzare il rifiuto umido da conferire in discarica, questi impianti di TMB saranno finalizzati, con poche modifiche tecniche, non a produrre CDR di bassa qualità, come abbiamo visto, ma a recuperare ulteriormente materia da avviare alla fabbrica dei materiali per il riciclo. 
  E, infine, voglio soffermarmi sulla questione dei controlli pubblici. Non mi soffermo sull’episodio che mi è accaduto quando ho chiamato i vigili per del fumo che usciva da quegli impianti, però ho fatto delle considerazioni. 
  A Malagrotta, come dicevo prima, ci sono molti impianti ravvicinati con piani di emergenza separati che non tengono conto delle vicinanze l’uno dall’altro. Basterebbe un incidente ad uno di questi per innescare una reazione a catena devastante, con conseguenze drammatiche, senza un vero protocollo operativo consolidato sulle emergenze ambientali. 
  In realtà, nel caso di un problema, gli operatori che ricevono le segnalazioni dei cittadini dovrebbero chiamare l’ARPA (cosa che non è stata fatta), che ha un servizio h24 pagato da noi cittadini. L’ARPA sì che può valutare se c’è un inquinamento in atto o meno e se in quel fumo ci sono degli inquinanti. 
  Oltre le procedure per le emergenze che dovrebbero riguardare anche i cittadini (Seveso vi ricorda qualcosa ? E Malagrotta ne sa qualcosa di impianti a rischio di incidente), oltre a questo, ci dovrebbero essere delle centraline pubbliche che monitorizzino costantemente tutta l’area e se ne informassero i cittadini che ormai hanno paura. Hanno paura per trent’anni di indifferenza, signor Ministro. Lo dovete a questi cittadini, questi cittadini che subiscono uno Stato morto. 
  Decidete voi se far morire definitivamente lo Stato e la politica, se continuare a stare a disposizione dei benefattori oppure tornare a tutelare i cittadini. 
  Probabilmente questa inchiesta cadrà nel dimenticatoio mediatico, ma noi continueremo a vigilare e a denunciare, sempre ! Abbiamo già in mano carte molto interessanti sul capping di Malagrotta e il «cancrovalorizzatore» annesso (già sotto sequestro e mai avviato). Faremo una mozione a lei, Ministro, così ci rivedremo presto, e sarà un piacere. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Questo il link della Camera dei Deputati, relativo al documento intero.

Ecco il VIDEO INTEGRALE  del mio intervento:

 

 Segue il comunicato stampa del M5S:

M5S, EMERGENZA RIFIUTI LAZIO: “ORLANDO SCARICA SOTTILE, MA E’ NEBBIA SU COMPITI NUOVO COMMISSARIO”
ROMA, 17 gennaio – “Vogliamo capire quali competenze avrà il futuro commissario rifiuti, visto che lo stesso ministro Orlando parla di un ‘facilitatore’ con competenze non chiare”. Lo afferma il portavoce M5S Stefano Vignaroli, che oggi ha rivolto al ministro dell’Ambiente un’interpellanza urgente.

“Apprendiamo con soddisfazione che Orlando scarichi Sottile – prosegue Vignaroli – Serve però un ulteriore segno di discontinuità, la gestione dei rifiuti nel Lazio continua ad essere sotto controllo dalle stesse persone che in questi anni hanno creato un vero e proprio disastro. Gli amministratori regionali, alla luce delle recenti inchieste giudiziarie, che siano indagati o meno non sono più credibili“.

“Contestiamo al ministro i dati che oggi ha snocciolato con superficialità in Aula: non è credibile che l’effettiva raccolta differenziata a Roma raggiunga il 40%. Poi Orlando continua a dare soluzioni come quella del tritovagliatore di Rocca Cencia (oltre tutto di proprietà di Cerroni), che egli stesso aveva bocciato su sollecitazione europea lo scorso agosto. Non troviamo poi traccia di alcuna iniziativa concreta sulla prevenzione e riduzione a monte dei rifiuti.”.

“Ribadiamo la nostra richiesta – conclude Stefano Vignaroli – di avere dati sulla qualità del pretrattamento dei rifiuti, fondamentale per la soluzione del problema, contestualmente ad una adeguata dotazione impiantistica”.

 

Questo  un articolo pubblicato in rete sulla mia interpellanza al Ministro.

 

 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*